Appare indubbio che le pretese di Mediaset, in base alla legislazione vigente, possono avere una base giuridica consistente. Certamente più discutibile e meno solido sembra, invece, il rapporto tra l’illecita diffusione dei filmati e l’entità esorbitante della somma richiesta in termini di lucro cessante e danno emergente. Quello che è certo, in ogni caso, è che non è sul piano giudiziario che dovrebbero essere risolte queste questioni. Purtroppo cause di questo genere fanno seguito all’immobilismo e all’incapacità del legislatore nazionale ed europeo di riformare le ormai obsolete normative sul diritto d'autore considerati i nuovi scenari della società dell’informazione. Da tempo auspichiamo un più esplicito riconoscimento dei diritti all’accesso ai contenuti digitali e alla cultura per i cittadini consumatori (tema approfondito in questo articolo pubblicato nell’ultimo numero di Consumatori Diritti e Mercato "Il diritto d'autore e la società dell’informazione").
Sia chiaro, non ci sfugge che Google non svolge affatto questo ruolo di messa a disposizione di innumerevoli contenuti online sulle sue piattaforme per il bene dell’umanità ! Questa attività produce considerevoli guadagni, e in gioco c’è la questione el sempre più rapido passaggio degli investimenti pubblicitari dalla tv analogica a internet. Tuttavia, se solo andiamo ad analizzare le pretese di Mediaset ci accorgiamo subito che c’è qualcosa che non quadra:
la quantificazione di 500 milioni di euro in termini di danno emergente sarebbe basata sull’ipotesi che le tre reti Mediaset avrebbero perduto ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori, ma se i contenuti erano finiti su YouTube, di fatto dovevano essere già stati trasmessi, quindi i telespettatori o li avevano già visti o se li erano persi e, pertanto, il fatto di poterli ritrovare su YouTube, da una parte non appare direttamente lesivo dei diritti di Mediaset e, dall’altra, potrebbe servire a promuovere e diffondere sulla Rete le trasmissioni Mediaset, con beneficio degli utenti ma anche di quest'ultima;
Mediaset pretenderebbe poi che al danno emergente si aggiungano le perdite subite per la mancata vendita di spazi pubblicitari sui programmi illecitamente diffusi in Rete. Ora, ci sembra che i telespettatori abbiano già dato ampiamente in termini di overload pubblicitario. Appare utile ricordare che, sulla base di un monitoraggio da noi condotto nel 2006 in collaborazione con l’Osservaztorio di Pavia, la pubblicità nelle tv commerciali supera costantemente i tetti stabiliti dalla legge vigente, senza che l’Autorità competente (AGCOM) abbia mai fatto granchè. Gli introiti potenziali relativi agli sforamenti di un anno ammontavano addirittura a 50 milioni di Euro.
Infine, c’è la questione dei contenuti generati dagli utenti, ampiamente utilizzati sulle reti Mediaset senza che i detentori dei diritti d'autore (i consumatori in questo caso) siano mai stati remunerati. Insomma se la legge deve essere applicata allora questo dovrebbe valere per tutti.
Una cosa è certa: di questo caso ne sentiremo parlare per un bel pezzo. Google e Mediaset probabilmente si metteranno d'accordo, il rischio è che, nel frattempo, internet come la conosciamo oggi venga purtroppo stravolta e che si perdano ulteriormente importanti libertà digitali che sentiamo ormai come acquisite.
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