Milano: Il 27 dicembre scorso il neo rettore della Bocconi, Guido Tabellini, su "Il Sole 24Ore" ha trattato la questione delle quote di possesso della Banca d'Italia. Già lo aveva fatto negli anni passati con alcuni articoli dello stesso tipo e con lo stesso taglio come quello dell’ottobre 2005. Tabellini incentra tutto il suo discorso sul fatto che la Banca d'Italia non debba essere posseduta dalle banche private, principio interamente condivisibile per non dire ovvio, anche perché lo dice l’articolo 3 dello Statuto di Bankitalia.
Fra le più importanti funzioni della Banca d'Italia c'è la vigilanza sul settore bancario; i suoi vertici sono nominati su iniziativa del Consiglio Superiore, che è scelto dagli azionisti, cioè le banche proprietarie; dunque si è in presenza di un patente conflitto di interesse, poiché controllati e controllori non si distinguono, con tutto ciò che ne può conseguire.
Tabellini afferma inoltre che al Consiglio Superiore spetta anche l’amministrazione generale della Banca d'Italia, fra cui la gestione del patrimonio (diversi miliardi soltanto di immobili) e la politica del personale, essendo Bankitalia fra le banche centrali con più dipendenti.
Entro pochi giorni dovrà essere emanato il regolamento per ridefinire l’assetto proprietario della Banca Centrale e la questione si intreccia con l’esigenza di ricapitalizzare le banche italiane nel bel mezzo del vortice della grossissima crisi economico-finanziaria.
La legge del 28 dicembre 2005 (entrata in vigore il 12 gennaio successivo) prevede che entro tre anni la proprietà debba essere trasferita allo Stato o ad altri enti pubblici, secondo modalità da definire. Il problema è ora stabilire quanto vale la partecipazione al capitale della Banca Centrale?
In campo ci sono varie opzioni, stime, richieste e contropartite, ma Tabellini ritira fuori dal cilindro una proposta già fatta 3 anni fa. Questa proposta, in periodo di grande difficoltà delle imprese italiane, che dovranno fronteggiare la crisi economica senza aiuti statali, appare come proposta di grande buon senso.
Si tratta di procedere ad un aumento di capitale della Banca d'Italia interamente sottoscritto dallo Stato (possibilmente con un sovrapprezzo non molto elevato o al valore nominale, aggiungiamo noi). Le quote possedute dagli azionisti sarebbero diluite e la proprietà sarebbe di fatto trasferita allo Stato. Il capitale sociale ha un valore irrisorio 156.000 euro, quindi un onere per il bilancio pubblico abbastanza trascurabile. La soluzione proposta non sarà gradita da alcune banche perché le costringerebbe a subire delle minusvalenze.
Ma la strategia di alzare moltissimo i prezzi indicata dall’Abi è inaccettabile. Come Tabellini, è probabile che pensi anche il Ministro dell’Economia Tremonti, ma di certo in questa trattativa si troverà di fronte parecchi poteri forti e quella parte di gruppi politici, presente soprattutto nel centro-sinistra, molto vicina ai gruppi bancari italiani; questo complica seriamente le cose.
Nell’ottobre del 2005 il rettore della Bocconi affermava che:
"...il patrimonio e le riserve della Banca d'Italia sono il frutto del Signoraggio pagato nel corso degli anni dai cittadini italiani e riscosso dalle autorità monetarie con la creazione di moneta. Appartengono alla collettività, non sono di proprietà delle banche".
Nell’articolo del 27 dicembre 2008 invece afferma, ritornando sul punto:
"...se ci si basa sul patrimonio della Banca d'Italia, la valutazione complessiva è intorno ai 20 miliardi di euro. Ma il patrimonio della Banca Centrale è frutto del Signoraggio passato e appartiene a tutti i cittadini, non può essere riconosciuto alle banche azioniste".
Affermare il contrario fa sorgere il sospetto che in realtà le banche vogliono solo bloccare la riforma, per non perdere il controllo su chi vigila su di loro e per non perdere i diritti di Signoraggio.
Una domanda rimane però nella nostra testa, perché nessuno quantifica il frutto del Signoraggio? Anche Andrea Terzi nel suo libro, edito da Il Mulino, "La Moneta" dice in un passaggio "anche per questo potere di Signoraggio le Banche Centrali sono organismi altamente redditizi".
Ma quanto redditizi? Qual è il prezzo che i cittadini italiani e non, sono costretti a pagare per la delega della politica monetaria, fatta dalla politica e dallo stato, ad organismi autonomi ed indipendenti dalla sovranità popolare, quindi teoricamente al di fuori di qualsiasi controllo, in nome della stabilità "ideale" dei prezzi?