Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 29 luglio 2004, ha approvato il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) per gli anni 2005-2008. Il Dpef espone gli andamenti dell’economia reale e le dinamiche tendenziali e programmatiche della finanza pubblica.
Il documento indica tre direttrici per la politica economica italiana: un aggiustamento strutturale dei conti, un rilancio della crescita e una riduzione del debito sostenibile che accresca la credibilità della politica finanziaria. l’aggiustamento necessario per riportare il deficit dal 4,4 per cento al 2,7 per cento nel 2005 è poco meno di due punti di PIL. Per la Pubblica Amministrazione si richiede, dunque, un aggiustamento di circa 24 miliardi di euro. In base agli accordi con la Commissione e l’Ecofin, non più di un terzo della correzione
potrà consistere in misure una tantum, intorno a 7 miliardi di euro.
I restanti 17 miliardi di euro di aggiustamento strutturale includono l’eventuale prolungamento delle misure di riduzione della spesa (previsto dal decreto legge taglia-spese) e saranno principalmente concentrate sulla riduzione della spesa corrente.
Documento di programmazione Economico-Finanziaria (Dpef 2005-2008)
Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 29 luglio 2004, ha esaminato e collegialmente condiviso il Documento di programmazione economica e finanziaria per gli anni 2005-2008
Il documento indica tre direttrici per la politica economica:
- un aggiustamento strutturale dei conti;
- un rilancio della crescita;
- una riduzione del debito sostenibile che accresca la credibilità della politica finanziaria.
L’aggiustamento necessario per riportare il deficit dal 4,4 per cento al 2,7 per cento nel 2005 è poco meno di due punti di PIL. Per la Pubblica Amministrazione si richiede, dunque, un aggiustamento di circa 24 miliardi.
In base agli accordi con la Commissione e l’Ecofin, non più di un terzo della correzione potrà consistere in misure una tantum, intorno a 7 miliardi di euro. I restanti 17 miliardi di euro di aggiustamento strutturale includono l’eventuale prolungamento delle misure di riduzione della spesa (previsto dal decreto-legge taglia-spese) e saranno principalmente concentrate sulla riduzione della spesa corrente. L’aggiustamento corregge il deficit tendenziale, non la situazione attuale. Peraltro, è impensabile che queste correzioni strutturali siano indolori; dunque occorrerà individuare misure economicamente non recessive e socialmente sostenibili. Scuola, sanità , sicurezza e servizi sociali non avranno a risentire della politica economica del Governo, che privilegia, anzi, la richiesta di protezione sociale.
La prudenza con la quale sono stati valutati i numeri del quadro macroeconomico conferma l’intento di ricercare, attraverso la credibilità , la condivisione del quadro. Qualora le aspettative rispondessero, com’è prevedibile, alla scossa della politica economica, sarebbe più che ragionevole attendersi un andamento della crescita anche migliore di quello indicato; ma in una misura che sarebbe oggi imprudente quantificare. Per quante strategie economiche elabori il Governo, i risultati dipenderanno infatti dall’agire di 60 milioni di persone, libere di scegliere e concorrere così allo sviluppo. E’ pertanto necessario il contributo di tutti: cittadini, famiglie, istituzioni, parti sociali, terzo settore, ciascuno nell’ambito dei propri compiti e responsabilità . Dai loro comportamenti dipende il successo del disegno governativo.
La riduzione del debito, infine, è indispensabile per generare appieno la spinta di cui l’economia italiana necessita e per rinforzarne la credibilità dei mercati finanziari, e non solo. L’avanzo primario dovrà tendere al superamento del 4 per cento nella fase transitoria. Sarà accelerata la politica di privatizzazione degli attivi dello Stato. Si garantirà , in tal modo, il profilo temporale più adeguato alla riduzione del debito.
Le misure di aggiustamento del disavanzo, di sviluppo e di stabile riduzione del debito pubblico costituiscono un inscindibile assieme; attuarne una senza le altre sarebbe controproducente. Ma un mix di disciplina fiscale e sviluppo costituisce, come è noto, la migliore ricetta per la crescita.
GOVERNO: Sintesi del Dpef 2005-2008
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