Crisi UE? Reagire senza timidezze

Il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, ha oggi presentato in un'audizione alla Commissione per le Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati le linee programmatiche del suo dicastero.

In apertura di intervento, ampia riflessione dedicata al Trattato di Lisbona. "Il no irlandese - ha detto Ronchi - ha rivelato un malessere profondo che riguarda tutti i paesi europei e non solo l’Irlanda, un malessere a cui si può dare un solo nome: mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e delle risposte che l’Unione Europea riesce a dare ai loro problemi". Alla crisi che si è aperta, "è necessario reagire senza timidezze" individuando subito un "nuovo, grande obiettivo: ascoltare davvero la volontà dei cittadini". Partendo, innanzitutto, dai parlamenti nazionali. Ieri il Presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso, ha chiesto ai governi nazionali di essere "attivi e propositivi e all’Italia di far pervenire i suoi pareri, le sue proposte e le sue critiche ma anche di far conoscere al meglio le opportunità che l’appartenenza all’Unione Europea ci offre".

E sul Trattato UE, Ronchi ha ricordato la "volontà dell’Italia di completare la ratifica prima della pausa estiva". Volontà confermata anche ieri dal presidente Berlusconi al presidente Barroso.

Il ministro Ronchi ha inoltre rilanciato "l’ipotesi di una procedura di nomina del Presidente del Consiglio europeo o della Commissione attraverso un sistema di elezione diretta da parte dei cittadini".

Sui temi più urgenti da affrontare, il ministro Ronchi ha ricordato che "in linea con le priorità indicate dalla Presidenza francese, dovremo intensificare la nostra azione sul dossier immigrazione e su quello energia e cambiamenti climatici nonchè sul tema connesso alla riduzione delle emissioni di Co2 per le automobili".

l’audizione ha intoltre toccato altri argomenti: la fase ascendente, la legge comunitaria, le infrazioni, la direttiva servizi e la presenza italiana nelle istituzioni europee.

IL TESTO INTEGRALE
Nella presentazione delle linee programmatiche di questo dicastero mi atterrò ad illustrare quei punti della delega, a me conferita dal Presidente del Consiglio che ritengo essere di maggiore importanza. Inoltre, in questo primo incontro, vorrei definire con voi una metodologia per la nostra collaborazione futura che spero possa essere quanto più possibile assidua e improntata a una reciproca disponibilità al dialogo e all’ascolto.
Il mio personale auspicio è che, nel nome della difesa degli interessi dell’Italia in sede europea, si possano mitigare gli eccessi di appartenenza e la naturale contrapposizione politica tra maggioranza e opposizione e si possa instaurare un clima quanto più possibile costruttivo.

Onorevole colleghi, le ultime settimane sono state segnate da una pesante battuta d'arresto nel lavoro di costruzione dell’edificio europeo. Il risultato del referendum irlandese, con la bocciatura del Trattato di Lisbona, ha infatti mostrato l’esistenza di un problema di immagine e di sostanza che le istituzioni europee si trovano a scontare.

Come è stato efficacemente evidenziato, il "no" irlandese ha rivelato un malessere profondo che riguarda tutti i paesi europei e non solo l’Irlanda, un malessere a cui si può dare un solo nome: "mancanza di fiducia" dei cittadini nei confronti delle istituzioni e delle risposte che l’Unione Europea riesce a dare ai loro problemi.

È di tutta evidenza che l’Europa sconta una difficoltà di comunicazione: se da una parte la classe politica comprende agevolmente il processo e l’architettura dell’integrazione europea, dall’altra, il corpo elettorale sembra lontano se non addirittura ostile e tende a identificare l’Unione come una sorta di moloch burocratico, impegnato a produrre esclusivamente vincoli, lacci e norme che complicano più che semplificare la vita dei cittadini.

Di fronte a questa crisi è necessario reagire senza timidezze. Esaurite le grandi sfide della pace, dell’apertura delle frontiere interne e della moneta unica, bisogna prefiggersi un nuovo, grande obiettivo: ascoltare davvero la volontà dei cittadini. In questo senso il ruolo e l’attenzione dei parlamenti nazionali verso l’Europa può essere fondamentale, come ha ribadito lo stesso Presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso, intervenendo ieri di fronte alle Commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato. Un gesto di attenzione verso il Parlamento italiano del quale voglio sinceramente ringraziarlo.

Barroso ha chiesto ai governi nazionali di essere "attivi e propositivi" e all’Italia "di far pervenire i suoi pareri, le sue proposte e le sue critiche" ma anche di far conoscere al meglio le opportunità che l’appartenenza all’Unione europea ci offre. Prendendo spunto da questo invito vi chiedo di impegnarvi al massimo nello svolgere quel ruolo di cerniera tra le Istituzioni e i cittadini delle circoscrizioni nelle quali siete stati eletti che può risultare prezioso in questo frangente così delicato. Il Dipartimento da me presieduto è, ovviamente, disponibile a ogni forma di collaborazione perché è interesse di tutti noi far conoscere al meglio l’importanza strategica che l’Europa ha avuto in questi cinquant'anni.

Ma torniamo al Trattato di Lisbona. Ho parlato la scorsa settimana a Strasburgo con il Presidente Pöttering e ho voluto rassicurarlo sulla volontà dell’Italia di completare la ratifica prima della pausa estiva. Ieri il presidente Berlusconi ha fatto lo stesso con il presidente Barroso. l’Italia quindi è pronta a fare la sua parte e a puntare con forza sulla costruzione di un'Europa a 27, nella consapevolezza che o decidiamo di far cambiare passo all’Europa oppure la condanniamo a franare su stessa.

Un punto deve essere chiaro: con il voto irlandese non è stata sconfitta l’Europa ma soltanto una certa idea fredda e burocratica dell’Europa. È pertanto doveroso ripartire subito e ricercare un nuovo modello di governance continentale.

Per riavvicinare i cittadini all’Europa non esiste altra via che quella di riaffermare radici e valori comuni, prefiggendosi obiettivi che le popolazioni del Vecchio Continente possano sentire come proprie. Io credo che il semestre di presidenza francese rappresenti un'occasione importante per cercare di interpretare al meglio questo bisogno. Lo dimostra, ad esempio, il Patto per l’immigrazione e l’asilo che pone le basi per governare i flussi migratori attraverso una politica non più intergovernativa ma pienamente comunitaria. Un passaggio che contribuirà a far capire all’esterno che l’UE è intenzionata a gestire davvero il fenomeno dell’immigrazione, tenendo fermo l’imperativo della legalità e della solidarietà . Un imperativo che l’Italia, per prima, ha interpretato con le norme contenute nel pacchetto sicurezza.

È questo il giusto approccio da cui ripartire. l’Unione deve mettere da parte certe eccessive rigidità . Ma soprattutto deve tornare ad avere un'anima, deve avere il coraggio di diffondere idee-guida. Come già ho detto ai vostri colleghi del Senato, io credo che, in una prospettiva di lungo termine, non debba rappresentare un'eresia tornare a perseguire l’ipotesi di una procedura di nomina del Presidente del Consiglio europeo o della Commissione attraverso un sistema di elezione diretta da parte dei cittadini. Come pretendere, altrimenti, di parlare davvero con una sola voce nel mondo, tanto più in materie delicate come la politica estera e la difesa comune?

Soltanto la via democratica, in prospettiva, può chiarire l’identità dell’Europa. È questa la mia convinzione. Ed è questa la bussola che guiderà l’azione del governo e il mio personale impegno di fronte alla grande responsabilità che mi è stata affidata.

Fase ascendente e Trattato di Lisbona
Venendo ora all’attività del mio dicastero, tra gli obiettivi prioritari che come ministro intendo perseguire, vi è l’esigenza di rafforzare l’azione di coordinamento interno al fine di definire una strategia negoziale in grado di assicurare la difesa dei nostri interessi nazionali.

Ciò richiederà il coinvolgimento non solo delle amministrazioni centrali e locali, ma anche dei rappresentanti del mondo produttivo che chiede a gran voce di essere ascoltato.
Sin dall’inizio del mio mandato ho avviato i necessari contatti con quest'ultimi, con le parti sociali così come con i nostri europarlamentari a Strasburgo.

La definizione di una posizione comune si rende necessaria ed indispensabile affinchè l’Italia possa presentarsi in Europa con una sola voce, con una strategia unica capace di massimizzare le nostre chances di successo.

Tale azione di coordinamento, che ha la sua sede naturale nel CIACE, deve essere attuata in maniera sistematica coinvolgendo anche i nostri parlamentari europei.

In linea con le priorità indicate dalla Presidenza francese, dovremo intensificare la nostra azione sul dossier immigrazione e su quello energia e cambiamenti climatici nonchè sul tema connesso alla riduzione delle emissioni di Co2 per le automobili.

Dovremo, inoltre, continuare a seguire il dossier del mercato interno dell’energia e dedicare massima attenzione a temi concreti e specifici quali la creazione e regolamentazione del brevetto comunitario nonchè la competitività dell’industria europea della difesa. Analoga attenzione dovrà essere rivolta alla problematica del "Made In".

Infine sarà necessario proseguire con maggiore intensità la riflessione sulla revisione delle prospettive finanziarie 2013-2020.

Un esempio di buon funzionamento della nostra attività di coordinamento è rappresentato dall’attuazione della Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione. In qualità di coordinatore nazionale cercherò di favorire l’impegno e l’azione sinergica tra le molte Amministrazioni coinvolte nell’attuazione degli obiettivi definiti dalla Strategia stessa in termini di competitività del nostro sistema produttivo e di crescita dell’occupazione.

Siamo di fronte ad importanti appuntamenti: scade infatti il primo ciclo di programmazione 2005-2008 ed inizia quello nuovo 2008-2011. Dovremo, quindi, presentare ad ottobre il nuovo programma triennale unitamente al Rapporto annuale sull’attuazione. Proprio in previsione di ciò incontrerò oggi, assieme a tutte le amministrazioni competenti, una delegazione della Commissione.

Il prossimo Piano Nazionale di Riforma, al quale stiamo lavorando con tutte le Amministrazioni interessate, dovrà essere basato su uno spirito di continuità . Le priorità nazionali definite nel 2005 restano la base su cui costruire, tenendo ovviamente conto degli sviluppi intervenuti nel frattempo.

La Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione è un importante strumento di coordinamento delle politiche economiche ed allo stesso tempo un occasione di modernizzazione del Paese.

Le raccomandazioni rivolte dall’UE all’Italia toccano le aree nelle quali è più urgente agire: liberalizzazioni, sistema formativo, infrastrutture, ricerca, divari di occupazione. Su tutte queste aree vi è assoluta coincidenza tra le indicazioni europee e l’impegno del Governo. Funzionale al coordinamento, infine è un insieme di strumenti di valutazione delle riforme, che è in via di definizione, e sul quale l’Italia - per una volta - ha un ruolo di guida.

Ruolo del Parlamento nazionale
In questa complessa attività , è evidente quanto importante e necessario sia il coinvolgimento e l’appoggio del Parlamento.
La legge 11/2005 fornisce già gli strumenti per il suo coinvolgimento. È mia intenzione favorire tale partecipazione che, sono convinto, non potrà che rinforzare i rapporti tra il Parlamento ed i cittadini e la stessa posizione negoziale dell’Italia.

Fase discendente
Per garantire continuità all’azione di recepimento del diritto europeo da parte dell’Italia, il Governo ha provveduto immediatamente al riesame del disegno di legge comunitaria 2008, che era stato già approvato in via definitiva dal precedente Governo e presentato alle Camere (a.c. 3434). Il provvedimento è stato integrato con ulteriori disposizioni e gli allegati sono stati completati con l’inserimento di altre direttive da recepire; nell’attuale formulazione il ddl contiene la delega per il recepimento di ben 35 direttive, oltre che per 2 decisioni quadro, adottate nell’ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. Il disegno di legge è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo scorso 27 giugno e potrà essere approvato in via definitiva per la presentazione alle Camere, dopo l’esame da parte della Conferenza Stato-Regioni, che avrà luogo domani.

Con la legge comunitaria 2008, sarà conferita, tra l’altro, la delega al Governo per il recepimento della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, di cui dirò più avanti; al riguardo, dovranno anche essere predisposti specifici criteri di delega, utili per l’elaborazione di una normativa di recepimento che coniughi l’esigenza di uniformità della regolamentazione con le competenze regionali.

Prosegue il recepimento delle direttive europee, in attuazione delle deleghe già conferite al Governo con la legge comunitaria 2007.

Anche il recepimento delle direttive comunitarie in via amministrativa, da parte delle singole amministrazioni, prosegue a buoni ritmi; questa attività è rilevante ai fini del conseguimento dell’obiettivo fissato dalla Commissione europea per il 2009, con riferimento al deficit di trasposizione delle direttive comunitarie relative al mercato interno, che dovrà scendere fino all’1%. Come risulta dai dati resi noti il 9 luglio scorso, questo deficit si attesta attualmente all’1,2% vicino alla media degli altri Stati europei e miglior risultato dal 1997, anno in cui fu introdotta questa rilevazione.

Il Governo ha iniziato una riflessione sulle azioni da intraprendere per garantire alla legge comunitaria annuale tempi più brevi e certi di approvazione. In quest’ottica, auspico che il Parlamento voglia considerare l’opportunità di rivedere i regolamenti nella parte che disciplina l’esame congiunto del ddl e della relazione annuale sulla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea.

Potrebbe essere considerata la possibilità di riservare alla legge comunitaria apposita sessione parlamentare, al pari di quanto già avviene per la legge finanziaria. Al contempo, il Governo intende valutare nuove soluzioni sistematiche intese al rapido ed efficiente adeguamento dell’ordinamento interno a quello comunitario. Tra le ipotesi da approfondire non può escludersi quella di una modifica della Costituzione intesa a prevedere, come già avviene in altri Paesi, una sorta di "delega permanente" al Governo che riguardi almeno il recepimento delle direttive che lasciano solo uno spazio molto ridotto alla discrezionalità degli stati membri nell’attuazione. In questo caso, la nuova previsione costituzionale dovrebbe confermare il passaggio del provvedimento predisposto dal Governo alle competenti commissioni parlamentari, al cui parere dovrà ovviamente essere riconosciuta maggiore vincolatività .

Direttiva Servizi
Il recepimento della direttiva "Servizi" rappresenta la sintesi di politiche che il programma del nuovo Governo ritiene fondamentali per la crescita e il rilancio della nostra economia. Si tratta, in questo settore, di ottenere una semplificazione delle procedure ed una più radicale liberalizzazione, con un'attenzione, tuttavia, alla qualità dei servizi e alla tutela degli utenti. Ma anche di spingere per una modernizzazione e una completa digitalizzazione della pubblica amministrazione.

La direttiva servizi è, pertanto, uno dei tasselli per la crescita economica, occupazionale e per lo sviluppo della competitività . Il complesso degli adempimenti previsti dalla direttiva costituisce un insieme ragionato di strumenti per mezzo dei quali l’Unione Europea vuole rendere il sistema dei servizi meno frammentato e più competitivo.

l’obiettivo europeo è quindi un'opportunità importante per il nostro Paese, che dobbiamo saper cogliere con un recepimento corretto e coordinato con i diversi soggetti istituzionali, le parti produttive e le parti sociali.

In questa prospettiva abbiamo cominciato a coinvolgere attivamente le Regioni e le organizzazioni professionali nell’esame della normativa vigente, principalmente regionale, nonchè nell’elaborazione dei criteri di recepimento, così da realizzare il principio della leale collaborazione ed il rispetto delle competenze costituzionali di ogni livello decisionale.

Infrazioni
Tra le priorità del mio mandato un posto cruciale è naturalmente riservato alla gestione del precontenzioso e contenzioso comunitari.

Su questo fronte la situazione è nettamente migliorata rispetto agli anni passati. Il numero delle procedure d'infrazione, aperte nei confronti dell’Italia è, in effetti, notevolmente diminuito. Con le ultime decisioni prese dalla Commissione lo scorso giugno, del resto, quel numero si è attestato a livelli fino a poco tempo fa impensabili: siamo infatti scesi a 176 procedure. Questa cifra è destinata a scendere ulteriormente, grazie alla recente conversione in legge, da parte di questo Parlamento, del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, il cosiddetto "salva-infrazioni".

È d'altra parte vero che, nonostante il notevole miglioramento, rimaniamo in testa alla classifica negativa dei paesi con il più alto numero di procedure aperte. Va quindi intensificato l’impegno in questo settore. Proprio per questo ho voluto confermare la Struttura di missione appositamente creata. È anzi mia intenzione rafforzarne ulteriormente l’azione in vista di nuovi e più ambiziosi traguardi.

Non si tratta del resto di migliorare solo una classifica per il momento ancora negativa, ma anche di far fronte nel migliore dei modi all’indubbia accelerazione impressa dalla Commissione e dalla Corte di giustizia delle Comunità europee nella trattazione dei casi di inadempimento al diritto comunitario. Soprattutto nella procedura che segue ad una prima sentenza di condanna della Corte, la cosiddetta procedura 228 dall’articolo del Trattato che la prevede, la Commissione ha ormai imposto cadenze temporali suscettibili di portare nel giro di un anno, se non di pochi mesi, ad un nuovo processo in Corte, e quindi, in caso di nuova condanna, anche a pesanti sanzioni pecuniarie nei confronti dello Stato.

Naturalmente, per far fronte a tale accelerazione delle procedure d'infrazione è necessario un impegno comune e convinto di tutte le amministrazioni nazionali e locali interessate.

Quando poi, la soluzione di una procedura richiede un intervento legislativo, va da sè che c’è bisogno anche del contributo delle Camere. Lo strumento della Legge comunitaria non si è dimostrato uno strumento sufficiente a portare a rapida soluzione le procedure d'infrazione; e probabilmente anche una velocizzazione dei suoi tempi di approvazione non risolverebbe questo problema. Questo spiega perché sarà probabilmente necessario anche in questa legislatura fare talvolta ricorso, come del resto previsto dall’art.10 della legge 11 del 2005, o a disegni di legge ad hoc, sui quali chiedere al Parlamento la trattazione d'urgenza, o addirittura, laddove indispensabile, a decreti legge del tipo del recente "salva-infrazioni".

Presenza italiana nelle istituzioni europee
Contare di più in Europa significa soprattutto esserci. In un'Unione allargata a 27 Stati membri non basta più professare e praticare l’europeismo ed essere annoverati tra i Padri fondatori. Le Istituzioni dell’Unione allargata devono quindi comprendere una presenza adeguata di funzionari di nazionalità italiana, in qualità , quantità , livello e opportuna distribuzione settoriale fra le varie politiche, affinchè le realtà e le istanze del nostro Paese possano meglio essere recepite e valorizzate sin dalla fase ascendente della concezione delle politiche europee, nonchè nell’istruzione dei singoli dossier di maggiore interesse per il nostro Paese.

Questo Governo intende dunque intensificare l’azione di monitoraggio e sostegno alla presenza italiana nelle Istituzioni europee.

Come Ministro per le Politiche Europee, intendo creare frequenti occasioni per un contatto mio personale con i funzionari apicali a Bruxelles, nonchè con i giovani più promettenti che seguono politiche di specifico interesse italiano.

Mi impegno, inoltre, a seguire attivamente anche la presenza di Esperti Nazionali Distaccati (END) presso le Istituzioni europee, ben cosciente dell’investimento che essi rappresentano per l’ammodernamento e la migliore efficienza ed incisività dell’Amministrazione italiana, in linea con il programma di questo Governo.

Nello stesso modo, saremo attenti ad una adeguata presenza italiana nelle Agenzie europee, stimolando il coordinamento con i diversi Ministeri "tecnici" competenti per identificare per tempo le candidature specialistiche da proporre e sostenere.

Infine, nella politica del governo sarà centrale la formazione europea, linguistica e professionale, della pubblica amministrazione.

Ma la formazione europea dovrà riguardare innanzitutto il sistema scolastico e universitario. In questa direzione, il Dipartimento per le Politiche Comunitarie, dopo aver varato nel corso del 2007, un accordo di formazione e ricerca con il Ministero della Pubblica Istruzione, intitolato "La dimensione europea dell’educazione", proseguirà e intensificherà tale attività di collaborazione.

Ci impegniamo a riferire regolarmente al Parlamento italiano sull’avanzamento del nostro lavoro anche in questo settore.