Nel passato l’Italia era nota come terra di Santi, di Poeti e di navigatori. Oggi di Santi non ce ne sono più, siamo tutti peccatori anche i poeti scarseggiano: l’ultima Alda Merini, è purtroppo appena deceduta, e altri non se ne vedono all’orizzonte. Navigatori no, siamo in molti e non rischiamo collisioni o naufragi, perché navighiamo tutti in “internet”, non per scoprire nuovi continenti ma per trovare moglie o marito o un amico o un compagno oppure per vendere la nostra collezione di francobolli.
Però esiste una nuova categoria emergente sono gli stilisti, quelli che una volta si chiamavano sarti. Gli stilisti italiani sono in gamba, onorano il nostro paese, sono i nuovi Leonardo e Raffaello e sono giustamente apprezzati anche all’estero, con enorme beneficio per il bilancio dell’esportazione. Ebbene, nonostante la cosa non sembra sia stata ancora recepita dalle masse gli stilisti hanno unanimemente dichiarato che: “la moda dei calabrache è ormai in declino”.
Di cosa stiamo parlando? Dell’andazzo di moltissimi giovani in genere uomini, di girare tranquillamente per le strade con i pantaloni semi abbassati sul dietro mostrando la parte alta delle natiche, con evidente esibizione delle mutande (perché almeno queste non se le sono ancora tolte).
Come dicevamo, nonostante il giudizio negativo degli stilisti, basta guardarsi in giro è si vedono ancora esibizioni di glutei. C’è da osservare, si fa per dire, che ne consegue che la parte del pantalone che secondo natura dovrebbe contenere il sedere, resta vuota e pencola all’altezza cosce, con un effetto penoso. Ma qual’è la ragione di un tale successo presso i giovani di questa strana moda? Molto probabilmente è un desiderio di sberleffo all’umanità come dire: “Ti蔦” più o meno come fanno i maleducati che in caso di contrasto con qualcuno mostrano il dito medio ritto e spavaldo”¦. Certo però che dietro al desiderio di dimostrare insofferenza per il prossimo abbassando i pantaloni, c’è un disagio psicologico dovuto al profondo vuoto di ideali che alberga, se cosi si può dire, nell’animo di questi ragazzi. Non abbiamo nessuna nostalgia per i tempi in cui il mito di Roma, le legioni o i Sette Colli erano ossessivamente tambureggiati nei cervelli degli italiani, ma l’assoluta ignoranza dei nostri valori e delle nostre glorie nazionali ha prodotto nelle masse molta indifferenza verso la storia, la cultura, il patriottismo e l’arte. Alcuni ministri della Cultura (o Pubblica Istruzione) di questa Repubblica hanno dichiarato guerra al “nozionismo”, cioè all’apprendimento a memoria delle poesie, dei dati statistici insomma delle nozioni precise, relativi a varie materie, privilegiando i commenti e le critiche. Pertanto, per fare un esempio pollice verso per recitare a memoria l’ode di Carducci per la Regina Margherita di Savoia.
Così facendo si è partiti dal presupposto che tutti gli studenti siano in grado di elaborare concetti complessi, mentre in realtà questa possibilità è una priorità appannaggio di pochi privilegiati di doti mentali elevate. L’annullamento delle conoscenze didascaliche delle varie materie nei cervelli dove non vi è possibilità di particolari criteri, ha prodotto solo il vuoto e quindi l’ignoranza.
E da qui, in grande sintesi, è derivata la situazione scolastica e post-scolastica della maggioranza dei giovani poi inseriti nella vita di ogni giorno. E in un vuoto mentale si può inserire qualsiasi idea balzana come, tra l’altro, girare per la città con le brache semi abbassate!
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