Che ci fa un missile del Qatar in Italia? La domanda sorge spontanea, dopo il ritrovamento in quel di Pavia di un arsenale di armi da guerra in mano a estremisti di destra. Oltre a finanziare moschee, associazioni, imam e militanti dei Fratelli Musulmani in tutto il Paese, come documentato nel libro inchiesta “Qatar Papers“, Doha supporta anche gruppi eversivi di estrema destra? A quale scopo? Forse tenere sotto scacco l’Italia, scaldando il termometro dell’estremismo che sia jihadista o di destra, ma anche di sinistra, vista l’aderenza di quest’ultima ai Fratelli Musulmani?
Al riguardo, sarebbe interessante sentire la risposta dell’Ambasciatore di Doha, se la Procura che sta indagando dovesse - opportunamente - decidere d’interrogarlo come persona potenzialmente informata dei fatti. Le domande da porre all’Ambasciatore dovrebbero riguardare in realtà anche altri casi. Casi non solo di radicalizzazione, ma di corruzione come quello dell’ospedale Mater Olbia in Sardegna.
La sensazione, tuttavia, è che Doha continuerà a farla franca. Gli emiri Al Thani hanno il business a proteggerli dalla possibilità che vengano inchiodati alle proprie responsabilità. Le relazioni economiche vanno infatti a gonfie vele, per la gioia di certa diplomazia italiana in Qatar.
Restando sul fronte degli armamenti, mentre tutti i giornali riportavano la notizia del ritrovamento del missile, veniva annunciata trionfalmente la conclusione di un mega contratto di vendita di navi e missili italiani alle forze armate di Doha. Un miliardo di euro in cambio della diffusione del fondamentalismo dei Fratelli Musulmani e del sostegno a estremismi di altro genere in Italia?
Fare affari con gli emiri Al Thani, per quanto lucrosi essi siano, non è un buon affare. Pecunia olet, almeno quella proveniente da Doha. Basta pertanto ignorare la minaccia: le relazioni con il Qatar non vanno rafforzate, ma interrotte.
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