ABC una televisione per interferire nella cultura di una nazione

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Interessante il piagnisteo dei giornalisti dell’ABC (Australian Broadcasting Corporation) che va avanti ininterrottamente da qualche giorno a causa del licenziamento del loro direttore Michelle Guthrie; loro vedono questo evento come un’interferenza politica ma dovrebbero rendersi conto che sono loro l’interferenza politica nella cultura della nazione. Se ABC un tempo era uno dei migliori canali televisivi al mondo per l’ottima qualità dei programmi trasmessi, oggi tra TV spazzatura e invasione a valanga di tematiche che riguardano le minoranze ed estremismo di sinistra, si può sostenere che sia uno dei peggiori e più politicizzati canali televisivi al mondo. Reports che definiscono "fascista" il voto di altre nazioni, solo perché non sono in linea col pensiero del giornalista, oltre a creare disinformazione, sono contrari all’etica giornalistica e segno di intima ignoranza e questo è il caso, per esempio, di Stan Grant, un giornalista dell’ABC, ottimo oratore, sempre pronto a colpevolizzare il passato australiano e scelte politiche nazionali o internazionali che non siano di sinistra e a indurre le risposte degli intervistati con domande incanalate. Inoltre non è necessario essere omofobi per capire che l’introduzione di tematiche omosessuali in moltissimi programmi, alle volte a livello quasi subliminale, spesso trasmessi in orari inadeguati (cioè quando ci possono essere spettatori minorenni) e la produzione di un enorme numero di programmi che riguardano l’omosessualità, vada ben oltre quella che dovrebbe essere una ragionevole soglia per il rispetto delle minoranze e la consapevolezza dell’esistenza della loro cultura; un processo presente anche su SBS e altri canali australiani, anche se in forma minore. Per fare un esempio, se in un Paese c’è la presenza di un 5% di cittadini con un certo interesse o con un background etnico particolare, è ragionevole che i programmi di un canale si occupino di quella tematica per un 5% circa ma quando invece quella percentuale è del 70% è ovvio anche per un cieco che non guarda la televisione che si tratta di propaganda attuata da una minoranza che vuole imporre le proprie vedute culturali e che ciò può essere paragonato a un lavaggio del cervello politico o sociale. Ma come farlo comprendere a dei giornalisti che si autodefiniscono "democratici" ma che molto spesso nei loro "dibattiti" televisivi invitano solo persone che la pensano come loro e che ogni forma di pensiero politico che si discosti dalla loro, viene definita "fascista", è cosa ardua. Voler imporre la cultura di una minoranza su quella di una nazione tramite il potere mediatico, non è rendere giustizia a quella cultura ma è abusare il resto della nazione, esattamente quanto questa minoranza possa esser stata abusata in passato e questo ovviamente non è limitato alle tematiche omosessuali tanto propagandate da ABC ma è un discorso che si estende alle altre tematiche straripanti in quel canale televisivo, come quelle degli aborigeni (che già hanno NITV, un canale televisivo che trasmette solo programmi indigeni), degli ebrei, mussulmani, ecc. In Australia oggi c’è la tendenza a voler giudicare a tutti i costi il passato storico in modo negativo ma sebbene sicuramente ci siano stati degli sbagli, alcuni dei quali si protraggono ad oggi, quello è un atteggiamento negativo e falsante, altrimenti non si spiegherebbe come mai oggi questo Paese ha raggiunto l’ottimo livello a cui è giunto. I cittadini telespettatori che non si identificano in particolari minoranze, o che appartenendovi comprendono la propaganda in atto, sono molto spesso pesantemente culturalmente offesi dai giornalisti dell’ABC che vogliono colpevolizzare tutto ciò che non appartiene alla loro cultura minoritaria, ora sono ben felici di questo cambiamento, o perlomeno dovrebbero esserlo se non se ne rendono conto, perché questo fatto può permettere un ritorno a un sensato equilibrio culturale e quindi la crescita sana della nazione, cioè senza le interferenze dell’estremismo di sinistra che evidentemente si era subdolamente appropriato di quell’importante canale televisivo.

Matteo Cornelius Sullivan