Da che l’uomo ricordi, esistono forme di religione che hanno diretto la spiritualità degli esseri umani durante il percorso della sua esistenza; anche oggi il mondo è costellato da un gran numero di religioni che interpretano Dio, o gli Dei, in vari modi e questo, in genere, dona conforto spirituale a molte persone ma la fede non è tutto, perché ogni religione è inevitabilmente anche un sistema che genera politica e che influisce sulla società. La politica è, appunto anche nel caso delle religioni, una questione inevitabile, in quanto in senso stretto, ogni decisione che non sia limitatamente individuale, è politica e quindi le istituzioni religiose, volontariamente o involontariamente che sia, fanno "politica". Ma troppo spesso questo far politica risulta in un eccesso, dato che il loro scopo primario è ovviamente la religione, e quindi dovrebbero aver maggior coscienza di quanta non ne abbiano avuta negli ultimi tempi, in quanto alcune religioni sconfinano oltremodo in orti che non gli competono. Ma qui vogliamo sottolineare un altro aspetto delle religioni, ovvero quello sociale e morale che esercitano verso la società. La propria individuale religione è una questione di fede ma il fatto che esistano più religioni, ha sempre determinato frizioni politiche e conflittualità, perché questa molteplicità mette in dubbio quelle che vengono date come verità assolute, che a loro volta spesso sono anche messe in discussione tramite lo studio degli eventi storici, quindi quello che rimane invariato è sempre lo stesso fattore: la fede. Appurato dunque che se si ritiene che una religione sia quella vera e che la conseguenza sia inevitabilmente che le altre non siano vere, quello che ne risulta è che da quella prospettiva la superstizione "diviene" l’elemento di fondo di tutto il resto del mondo spirituale. Se non è così, si tratta allora di interpretazioni, anche se è difficile poter fare dei paralleli tra religioni che predicano cose buone e belle e altre che fino a tempi relativamente recenti, facevano sacrifici umani e squartavano di qua e di là. Quindi la fede è la fede ma quello che ben si comprende, nonostante le incongruenze esistenti tra le varie religioni, è che le istituzioni religiose hanno anche una ben precisa funzione sociale, sebbene questo elemento non sia in genere tra quelli chiaramente codificati. Da quanto ci hanno tramandato gli storici sin da tempi remoti, sappiamo che è sempre esistita una classe colta che dava alla società i propri capi, i sacerdoti e gli amministratori e il popolo, che in genere era ignorante. Se c’è una cosa che è assai difficile, è insegnare agli ignoranti, i quali spesso sono anche cocciuti, quindi si presume che in tempi remoti i sacerdoti dovessero ricorrere a semplificazioni per spiegare alle masse le ragioni di una religione e questo inevitabilmente si riduceva alla propagazione di superstizioni. Le superstizioni erano sicuramente già insite nell’umanità primitiva che, non potendo interpretare i fenomeni naturali, se non limitatamente, tendeva a dare una risposta meccanicistica o fantasiosa a quegli eventi e, quando queste risposte si consolidavano, nascevano appunto le superstizioni. Oggi la scienza ci ha aiutato a comprendere eventi prima inspiegabili e le religioni degli uomini primitivi sembrano all’uomo evoluto solo storielle per bambini o barzellette. Ma anche quelle antiche credenze avevano una funzione importante: sconfiggere l’anarchia tramite l’imposizione di regole morali che traevano la loro forza dalla paura di una punizione terrena o ultraterrena. Un essere umano primitivo, rozzo e ignorante, giusto per fare un esempio, non sarebbe stato in grado di comprendere uno scritto come questo, così come non sarebbe stato in grado di comprendere che se andava in giro ad ammazzare una categoria di suoi simili, questo avrebbe avuto uno scompenso sull’andamento della società; quindi le religioni primitive iniziarono a divulgare delle regole morali e civili per quello che era ritenuto il bene della società e, come anticipato, il modo più semplice per far rispettare queste regole era la superstizione (esempio: se fai così o cosà, Dio ti fulmina) o la punizione diretta. Le società umane sono sempre state in continua evoluzione e, conseguentemente, le religioni si sono dovute adeguare ai tempi e dove ciò non accade si forma uno scompenso quando si paragonano due società con religioni diverse, quando una di queste rimane cristallizzata nel tempo. Dunque le religioni hanno, o dovrebbero avere, un effetto morale sulla società, pur tenendo conto del fatto che non esistono fenomeni morali ma solo interpretazioni morali dei fenomeni. Quando però una istituzione religiosa, come per esempio la Chiesa Cattolica degli ultimi tempi, "predica bene ma razzola male", è ovvio che l’effetto sulla società non può che essere negativo. Se per esempio si evidenzia tra i sacerdoti di un istituzione religiosa una elevata presenza di pedofili e diviene sempre più chiaro che questi vestono l’abito talare, probabilmente perché sanno che quella istituzione offre loro omertà anche quando commettono gravissimi peccati, diviene estremamente evidente un forte materialismo in quel sistema, criminoso in questo caso, in aperto contrasto con la spiritualità. Si può benissimo affermare che certe istituzioni siano di fatto divenute il rifugio di criminali, come i pedofili, grazie a una pessima interpretazione della dottrina religiosa da parte di quelle stesse istituzioni e l’effetto non può che essere devastante per la società tutta (anche gli atei che crescono in una società per esempio Cristiana, avranno un senso della morale cristiano). Che dire del fatto che in alcuni Paesi chi commette furti in un luogo di culto riceve una condanna doppia? il concetto è condivisibilissimo, perché si va a toccare il sacro ma andrebbe visto in modo bilaterale, quindi, quando il prete pedofilo, viola l’innocenza di un minore, usando la suggestione che il concetto di sacralità può avere su una mente infantile, andrebbe punito molto più severamente di un pedofilo "normale", perché infrange la sacralità due volte! Oggi le società umane sono disilluse e solo dove regna l’ignoranza e la disinformazione, le varie istituzioni religiose non vengono contestate per la loro mancanza di rettitudine, di morale e per l’enorme accumulo di ricchezze, e quest’ultimo è un altro grave elemento in contrasto a quanto in genere predicato. Difatti ci si chiede come faccia una istituzione religiosa a chiedere l’elemosina anche ai morti di fame, quando questa detiene patrimoni che potrebbero risolvere il problema della fame del modo per secoli? È il caso della Chiesa Cattolica. Anche l’ipocrisia deve avere una fine, così come l’omertà, perché tutto questo ha un effetto devastante sulla società e oggi più che mai lo si vede dalla enorme decadenza morale che affligge la società umana. La Giustizia deve essere sempre prima terrena, poi ognuno abbia fede in quel che crede ma rimane un discorso individuale, non assoluto.
Matteo Cornelius Sullivan
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