Un passo indietro. E perché? Per chi?

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Forzasilvia.it - Lo sport nazionale è diventato “il passo indietro“. Lo dovrebbe fare ovviamente Silvio Berlusconi. Glielo chiedono le opposizioni, con modi e motivazioni certo diverse tra loro; opinionisti, sempre con toni e obiettivi diversi; perfino la Confindustria.

Partiamo da qui. Sarebbe interessante ricordare ad Emma Marcegaglia di quando usciva trionfante dai vertici con il governo e annunciava: “Abbiamo visto soldi veri“. O di quando, a fine agosto, si diceva “d’accordo sulle nuove misure introdotte nella manovra che accolgono alcune nostre richieste“. Allora la presidente degli industriali si riferiva alle misure sul mercato del lavoro e all’Iva. Che cosa Le ha fatto cambiare umore in pochi giorni al punto da definire il Paese “lo zimbello internazionale“ e chiedere bruscamente al governo di “farsi da parte“? E’ così che si esprime la classe dirigente imprenditoriale? E’ così che funzionano le cose in Confindustria?

Passiamo ai partiti. Il passo indietro chiesto a Berlusconi dalla sinistra consegnerebbe l’Italia alla sinistra stessa. Il risultato: la cosiddetta “fragilità politica“ impropriamente evocata dalle agenzie di rating diverrebbe una voragine incolmabile. La linea economica della sinistra - quella della Cgil, quella dell’aumento delle tasse e della spesa - sarebbe l’esatto contrario di quanto chiesto dall’Europa, dalla Bce, soprattutto dalla logica.

Gli opinionisti. Si dividono in due categorie: quelli come Eugenio Scalfari che puntano pervicacemente e con ogni mezzo all’annientamento del nemico, e quelli come oggi Sergio Romano sul Corriere della Sera che riconoscono i meriti di Berlusconi, ma ritengono che un ciclo sia finito. C’è una gran differenza ovviamente. Ma in un paese libero (se ancora vogliamo considerare tale l’Italia) i cicli iniziano e finiscono solo quando lo decidono gli elettori e finché i Parlamenti votano e revocano la fiducia. Questa, e solo questa, è la democrazia.