Milano: (Matteo Cornelius Sullivan) Quando gli individui interiorizzano il concetto di libertà , si può parlare di quel concetto. La parte essenziale della libertà è la mente, difatti si può essere liberi e vivere tra un popolo di schiavi ma quando si è schiavi mentalmente... Liberarsi dai preconcetti, dalla propaganda, dagli status symbol, dalle mode, dalle correnti e soprattutto dall’ignoranza è il passo essenziale per comprendere; e solo dopo la comprensione si capirà che le cose della vita possono essere accettate per quello che sono ma senza che siano delle forzature. Quando un popolo chiede “la libertà ”, senza passare minimamente dalla comprensione del “male” di coloro dai quali si vogliono separare, cioè senza liberarsi prima dai gravi che non fanno librare la libertà stessa... non c’è forse un filo di contraddizione? Si può non essere contrari al federalismo, allo smembramento di uno Stato in nome della libertà , senza esprimere questo concetto? Facciamo un passo indietro nella storia fino alla non poi così remota epoca del Risorgimento, un’epoca in cui i popoli anelavano proprio a quella idea: la libertà ; Libertà dal dominio straniero, dalle truppe straniere e mercenarie che invadevano il suolo patrio, dalle esose tasse... giusto o sbagliato? Col tempo le opinioni cambiano, così i giudizi e le analisi della storia stessa.
Purtroppo quello che spesso manca è la contestualizzazione storica e la ricerca che contempli tutte le fonti e non la ’letteraturà storica; Oggi la storia si fa’ con la propaganda, con la politica e con le malelingue... è storia? No, non lo è, perché anche la storia necessita inevitabilmente di persone che abbiano la mente libera da preconcetti, da secondi fini di propaganda o di facile vendita dei propri prodotti “culturali” (libri, articoli ecc.) e soprattutto libera dall’odio. Il Risorgimento è stato condotto anche come una guerra di conquista di uno Stato che ha invaso altri Stati per annetterli. In quell’epoca le cose funzionavano così, era sostanzialmente ammesso dal diritto internazionale e comunemente accettato dalla gente. Chi perdeva pagava con la sua sottomissione, cosa che abbiamo visto anche dopo la seconda guerra mondiale: sebbene “cobelligeranti”, per cinquant’anni l’Italia ha avuto delle restrizioni in fatto di armamenti, e altro, come frustata per aver perso una guerra che poi ha vinto.... Ci vorrebbe anche un po’ più di memoria nazionale e lì basta leggersi quanto dicevano coloro che c’erano, per esempio quelli del Nord Est d’Italia che affermavano “siamo più italiani che a Roma”.... Oggi, epoca in cui sempre meno sono coloro che si sentono orgogliosi di essere italiani, si cercano le radici del furore nella rabbia e, sommersi dal materialismo culturale che ci ha inebriati per qualche decennio, tentiamo di tirare qualche artigliata dove è più facile... colpire il passato è più facile perché non può reagire se non come memoria ma le ragioni della sensazione di sfuggevolezza, di insicurezza generalizzata, non sono il Risorgimento, la Monarchia, i Savoia, i Borboni o gli Asburgo ma sicuramente è più facile scaricare frustrazioni o fare propaganda che ecciti gli animi degli ingordi di materialismo...
Il male di oggi è quella brutta cosa che vediamo ogni giorno ed è quella la ragione per cui esistono movimenti separatisti in Italia; attribuire la colpa ad altri fa’ comodo... Ascoltare la voce vera della storia e non la sua manipolazione, questa è coerenza, questa è libertà . Dunque, dato che le epoche e le esigenze dei popoli mutano con lo scorrere del tempo, se ci devono essere federalismi, separazioni o quant’altro, avvengano pure ma con un elevato senso di civiltà che contempli la razionalità , la legalità e il referendum. Sia consentito alla gente di decidere per il proprio destino, cioè senza imposizioni, della politica, che porterebbero a conseguenti e inevitabili rancori.
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