Priorità alle riforme istituzionali (II)

Insopportabile l’arroganza e l’inadeguatezza della classe partitocratica

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CMI: La riforma elettorale è un gran guazzabuglio. Tutti ne vorrebbero una fatta su misura per il proprio partito e sarà difficile per il Parlamento fare una riforma ampiamente condivisa. Probabilmente si cercherà di accontentare un po’ tutti e, al massimo, si farà di nuovo una riforma con molte recriminazioni.

Alcuni vogliono agire sulle riforme esistenti, togliendo quei punti oscuri che non permettono una serena governabilità . c’è quella del Senato e la legge elettorale per le Regioni, che ha assicurato negli anni grande stabilità di governo.

Per paura del referendum elettorale, il tentativo per una riforma a grande maggioranza si sta facendo, ma qualora non si raggiungesse l’intesa, rimarrebbe come unica possibilità , appunto, il referendum che interverrebbe sulla politica italiana come una grossa cesoia: porrebbe il cittadino nella condizione di dare la maggioranza per poter governare, al partito o alla coalizione che avrebbero raggiunto il massimo dei voti. E taglierebbe molto le ali (e forse non solo quelle). Ma sarebbe sempre meno peggio che il sistema attuale. Incontrollabile.

Certo, lo strumento del referendum, fin troppo usato e abusato a mio parere, non è la miglior soluzione per una riforma elettorale, però se i politici non sono capaci di fare il lavoro per il quale sono pagati (e come sono pagati!!)...allora... La chiamata referendaria interviene quando una legge non è funzionale al buon andamento delle istituzioni. Se la legge elettorale è divenuta di colpo una priorità per molti partiti, ciò è dovuto esclusivamente alla paura di affrontare un referendum, il cui esito potrebbe essere fatale per molti di loro.

Il referendum italiano ordinario è di tipo "abrogativo", cioè si chiede al corpo elettorale se vuole abrogare una legge, o parte di essa. Giocando sulla possibilità del "parte di essa", negli ultimi anni i quesiti referendari sono diventati dei veri capolavori di equilibrismo letterario, perché propongono di togliere una virgola qua, un avverbio là , una mezza frase più avanti e così via, in modo da trasformare la legge di cui trattasi in una legge diversa semplicemente con un lavoro di "taglio e cucito".
Ricordiamo i dati riferiti all’ultimo referendum elettorale del 18 aprile 1999 che chiedeva l’abolizione della quota proporzionale alla Camera ...: votò il 49,60%, mancando di pochi decimi il raggiungimento del quorum ed il conseguente successo.. I sì all’ipotesi di abrogazione del proporzionale furono il 91,50%... All’epoca, oltre al Comitato promotore per il referendum, solo AN prese parte attiva alla campagna referendaria schierandosi apertamente per il "Sì", tutti gli altri partiti, o rimasero alla finestra, o addirittura invitarono la gente ad andare al mare o in montagna ... Se stavolta, come pare, la mobilitazione sarà più forte e trasversale, sicuramente il referendum non avrà problemi a passare, dal momento che basterà spiegare agli elettori che il referendum spinge al bipartitismo ed al bipolarismo e che ove passasse eliminerebbe, una volta per tutte, l’anomalia (tutta italiana) dove sono i partiti piccoli a dettare legge ed a condizionare i grandi partiti ed i governi... Non è una motivazione da poco!

Una possibilità è che i grandi partiti si accordino tra di loro e facciano un bel maggioritario con sbarramento al 4% o 5%, tra le urla e gli strepiti dei 70 vari partitini, cespugli e frutti di bosco, ma che stavolta avrebbero poche possibilità di opporsi, se non a far cadere il governo.
Nè i parlamentari nè la classe politica sembrano rendersi conto di quel che sta accadendo nel paese. Qualcosa perfino più profondo di quel che si è visto nel 1992. E non ci sono magistrati a imporre il tema.

Lo sente, naturalmente, la gente comune, di ogni strato sociale. Sente l’arroganza e l’inadeguatezza della classe partitocratica e non la sopporta più. Sembreranno barzellette quelle dello sciopero fiscale, sembrerà qualunquismo quello della anti-politica. Ma è un fiume assai più in piena di quanto non sembri. E la sua corsa non è destinata a fermarsi.

Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano