MILANO Gianluigi Ugo su Ladysilvia; È allarme sin dall’inizio quando le tre parole risuonano qualche anno fa per la prima volta, scaturite di getto da un discorso di Silvio Berlusconi, nel voler esprimere un desiderio, a lungo represso, di modernizzazione del sistema politico e soprattutto economico italiano.
In una realtà di forte appiattimento culturale, complice una notevole disponibilità di mezzi, ogni aspetto del vivere quotidiano, dai rapporti interpersonali alla comunicazione radiotelevisiva, stanno perdendo tutto quanto dia loro un colore italiano. Nessuno nega l’utilità del conoscere l’inglese, senza per questo farne la nuova ideologia.
Alla TV in italiano è rimasto il parlato, i sottofondi, talvolta persino nelle pubblicità di prodotti tipici nostrani, sono quasi sempre di marca anglosassone: una vera ossessione questa colonizzazione per lo più da oltre-atlantico, peggio che durante la Guerra Fredda, quando bisognava stare con l’America per scongiurare - si diceva - il comunismo.
In rete poi non ne parliamo: basta che un messaggio di posta elettronica non giunga a destinazione (anche all’interno dell’area italiana) per sobissare il mittente con un fiume di cifre e vocaboli in un inglese tecnico incomprensibile a volte persino a chi la lingua l’ha studiata. È sufficiente poi approdare a temi dell’ultima generazione, quali nuova economia, commercio elettronico ecc., per trovarsi sistematicamente di fronte a fiumi di termini astrusi sulla cui intraducibilità vi sarebbero seri dubbi. Si aggiunga poi il basso livello di cultura di molti rampanti giovani, specie dalle provincie più industrializzate, ma dai quali noi rischiamo di essere travolti assieme alle nostre tradizioni come esuli in Patria in nome del loro inglese e dei loro soldi, complice, tra l’altro, un gentil sesso fatto di balde giovani svuotate della propria femminilità in cerca soltanto di carriera sognando un posto da segretarie particolari (se non è poi qualcos'altro) di qualche general manager (tanto per restare in tema di inglese...). Il colmo è poi l’aver denominato un ministero della Repubblica Italiana con termine anglosassone, qual’è il Ministero (così detto) del Welfare. Non c’è bisogno di commenti.
Ora, quanto sopra ha ricevuto il proprio suggello televisivo a "Porta a Porta" (RAIUNO) del 10 marzo 2004, con Silvio Berlusconi in veste di Presidente del Consiglio e l’allora Ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, ad illustrare la riforma della scuola, una scuola in cui si parlerà di "tutor" e di "portfolio", anzichè, rispettivamente, di tutore didattico e di cartella didattica: una scuola ove lo scopo primario sembra voler essere quello di insegnare ai nostri bambini e ragazzi a porsi ed a parlare con il linguaggio e lo spirito dei "manager" perfetti, allieni da tutto ciò che tocca la sfera della persona e del proprio crescere spirituale, privi di quel afflato umano che è proprio ciò che rende vincenti i nostri piccoli e medî imprenditori nel mondo su quelli che tanto vorremmo incensare, con il loro inglese gesticolato più che parlato, i loro numeri e così via.
Insomma, inglese e informatica sono divenuti un'ossessione costante. Infatti, che l’inglese, sin dalle elementari, debba essere per forza la prima delle due lingue straniere previste dal nuovo curriculum scolastico obbligatorio è quanto mai discutibile. Se è vero che, a livello elementare, esso appare relativamente semplice sul versante grammaticale, altra è la pronuncia, quanto mai complessa, non di rado un vero dilemma per gli stessi insegnanti. Inoltre le opportunità per un bambino italiano di praticarlo, mediante il contatto diretto con coetanei presumibilmente di madrelingua inglese, non sarebbero così frequenti come si vuol far credere. La maggioranza delle famiglie straniere che giungono ogni estate a popolare con i propri bambini e ragazzi le spiagge del Bel Paese è, per esempio, di madrelingua tedesca. Ed è con loro, durante le vacanze al mare, che ai nostri bambini si presenta casomai l’occasione migliore di entrare in contatto con un'altra lingua, che non è però l’inglese. La prima lingua straniera va scelta in base a criteri maggiormente contestualizzati, per esempio, di adiacenza geografica od anche di somiglianza con la parlata locale, come il francese in una regione come la Valle d'Aosta, o, se si vuole, lo spagnolo per l’area veneta, il portoghese per quella ligure, lo stesso tedesco nelle Alpi centrali, nonchè nelle aree di interesse turistico, e per altro da rivalutarsi perché intimamente legato al mondo dell’infanzia grazie alla penna dei fratelli Grimm e delle loro indimenticabili favole che hanno fatto sognare i nostri più piccoli ben prima degli anglosassoni "Oliver Twist" o "Alice nel paese delle meraviglie", nonchè di "Play Station" o di "Game Boy".
Presupposto che il proposito dell’insegnamento di una prima lingua straniera alle elementari sia quello di dare agli alunni un'occasione pratica di crescita sul piano umano e pedagogico, mediante l’opportunità di nuovi immediati contatti ed amicizie con altri bambini, nel caso dell’Italia, questa lingua non può di certo essere l’inglese, la cui importanza ed utilità è per lo più legata al suo uso nell’ambito tecnico, scientifico e commerciale, e perciò, come pure l’informatica, più congeniale negli anni successivi al ciclo primario (elementare), e che, nella fattispecie, una buona base di tedesco, per esempio, aiuterebbe certamente ad apprendere con maggior profitto. l’esperienza, illustrata durante la trasmissione di Bruno Vespa, di scuole elementari in cui si sarebbe propinato l’inglese durante l’ora di refezione ci pone dinanzi alla sorta di paranoia che ha investito il mondo dell’istruzione. Dopo che un trentennio di giacobinismo marxista ha svuotato il personale insegnante dello spirito umano e di missione un tempo cardini della nostra scuola, ora, è in nome di un capitalismo selvaggio che questi stessi insegnanti si apprestano a formare i nostri cittadini di domani, tutti numeri e piatta ragione, freddi esecutori, perfetti uomini-macchina, veri figli della globalizzazione e delle tecnoideologie.
Questo si apprestano a divenire i bambini a scuola già a cinque anni e subito addestrati all’uso del calcolatore, che, una volta a casa, rischia di farne degli asociali, capaci di ignorare od anche rifiutare ogni forma (o quasi) di rapporto diretto con i loro coetanei, per vivere ore ed ore da solitari dinanzi al video, incapaci di comunicare se non dietro a sempre più sofisticati paraventi tecnologici.
Va da sè che in un simile panorama la scelta dell’inglese quale prima lingua straniera rispetta indubbiamente una precisa logica: quella di una comunicazione a basso livello, frutto e fonte in egual misura dell’impoverimento culturale di questo nostro tempo, mentre tra mode e reminiscenze colpevolizzatrici, si costruisce il pretesto per un progressivo smantellamento della nostra identità nazionale, contro il quale vorremmo si levasse corale il “Grido di dolore” dell’Italia intera, prima che accada l’irreparabile.
Gianluigi Ugo
Ultimi Articoli
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero
Milano celebra Leonardo — al Castello Sforzesco tre iniziative speciali per le Olimpiadi 2026
Trasporto ferroviario lombardo: 780.000 corse e 205 milioni di passeggeri nel 2025
Piazza Missori accoglie la Tenda Gialla – Tre giorni di volontariato under zero con i Ministri di Scientology
Neve in pianura tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio — cosa è realmente atteso al Nord Italia
Se ne va Valentino, l'ultimo imperatore della moda mondiale
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità
Carofiglio porta — Elogio dell'ignoranza e dell'errore — al Teatro Manzoni