RUANDA, La Norvegia ha accettato di mettere sotto processo Michel Bagaragaza, ex direttore generale dell’industria del tè ruandese, diventando così il secondo paese non africano, insieme al Belgio, ad avviare procedure legali nei confronti degli imputati per il genocidio del 1994. Lo ha riferito Alex Obote Odora, funzionario del Tribunale penale internazionale per i crimini in Rwanda (Tpir) con sede ad Arusha in Tanzania, voluto dall’Onu per individuare i principali mandanti ed esecutori delle stragi, spiegando che questa corte deve risolvere moltissimi casi nei prossimi anni e ritiene che le nazioni europee possano esserle di aiuto.
La legge norvegese non prevede uno specifico reato di genocidio, perciò Bagaragaza verrà processato per omicidio, rischiando un massimo di 21 anni di carcere. Il Tpir si è detto sicuro che il dibattimento “sarà libero ed equo”.
Le udienze inizieranno non appena Oslo avrà completato le necessarie procedure amministrative. Bagaragaza è accusato di aver guidato un gruppo di ’interahamwe’, estremisti hutu, che eseguirono numerosi delitti, di aver ordinato agli impiegati dell’industria da lui diretta di rifornirli di carburante, armi e munizioni e di aver costretto il personale della fabbrica a coadiuvarli negli omicidi. Costituitosi lo scorso 16 agosto, Bagaragaza, che si è sempre dichiarato innocente, è stato successivamente trasferito per ragioni di sicurezza all’Aja, in Olanda, sotto la protezione del Tribunale internazionale, dove si troverebbe tuttora. Si calcola che in Rwanda nel 1994 vennero massacrati tra mezzo milione e 800.000 civili (937.000 secondo le autorità di Kigali), in gran parte tutsi ma anche molti hutu, a loro volta vittime poi di una vendetta da parte del Fronte patriottico ruandese (Fpr) che, prendendo il potere, mise fine ufficialmente al genocidio. [LM]
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