Il ministro Giovanardi ha detto che «il Paese ha bisogno di certezze in vista della discussione del Dpef». «Sono passati - ha rilevato - due anni e mezzo dalla presentazione di questo provvedimento su cui c’è stato un ampio dibattito, e ci sono le aspettative per la definitiva approvazione.
Il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sulla riforma delle pensioni. Lo ha annunciato nell’Aula di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. Il ministro Giovanardi ha detto che «il Paese ha bisogno di certezze in vista della discussione del Dpef». «Sono passati - ha rilevato - due anni e mezzo dalla presentazione di questo provvedimento su cui c’è stato un ampio dibattito, e ci sono le aspettative per la definitiva approvazione». Dopo la comunicazione del ministro Giovanardi, il presidente Casini ha annunciato la convocazione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio per definire le modalità dello scrutinio.
Ci possono essere imboscate, possiamo andare giù in qualsiasi momento e questo dobbiamo escluderlo assolutamente. Sarebbe stato questo il ragionamento fatto da Silvio Berlusconi al vertice di maggioranza. La decisione di mettere la fiducia sarebbe stata presa - riferisce un segretario di partito presente alla riunione a palazzo Grazioli - direttamente da Silvio Berlusconi che prima del vertice ha telefonato a Umberto Bossi. È una riforma - avrebbe detto il premier ai leader della maggioranza - giusta e io e Tremonti l’abbiamo promessa all’Ecofin, del resto è l’Europa che la chiede. Gianfranco Fini e Roberto Maroni avrebbe convenuto con il Capo del governo.
Durante la riunione il presidente del Consiglio e il vicepremier avrebbero - a quanto si apprende - fatto apprezzamenti suol metodo di lavoro adottato dal ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco. Nessun giallo neanche per l’arrivo in ritardo da parte di Marco Follini che - secondo quanto riferiscono le stessi fonti - avrebbe spiegato ai presenti di aver avuto un impegno precedente.
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Pensioni, Oggi via libera definitivo con fiducia
La riforma delle pensioni, contestata dai sindacati con due scioperi generali e voluta dal governo per ottenere a regime risparmi pari allo 0,7% del Pil, prevede che dal 2008 si possa andare in pensione di anzianità con 60 anni di età e 35 anni di contributi oppure con 40 anni di contributi a prescindere dall’età . Attualmente si può lasciare il lavoro a 57 anni di età e 35 di contributi.
Per le donne è prevista la possibilità di continuare, anche dopo il 2008, ad andare in pensione con 57 anni più 35 anni di contributi ma con una penalizzazione: il calcolo dell’assegno con il metodo contributivo.
Chi raggiunge i requisiti per la pensione di anzianità entro il 2007 e decide di restare al lavoro riceverà un bonus del 32,7% esentasse.
I lavoratori avranno sei mesi di tempo per esprimersi contro l’uso del loro Tfr per la previdenza complementare. In caso di silenzio il Tfr maturato andrà ai fondi pensione.
Tutte le forme di previdenza complementare risponderanno alle stesse regole e agli stessi controlli.
Passano a 2 da 4 le finestre per accedere alle pensioni di anzianità .
Maroni ha spiegato che da settembre inizierà il confronto sui decreti legislativi di applicazione della riforma con i quali bisognerà intervenire per dare maggiore equità al sistema previdenziale. "Il principio deve essere: stessa contribuzione, stessa pensione, senza differenza fra pubblico e privato", ha detto Maroni.
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