Alla fine tutti cantano vittoria. La maggioranza incassa il sì della Camera alla legge Gasparri anche se con due scivoloni su aspetti secondari del provvedimento.
l’opposizione costringe il centrodestra ai tempi supplementari al Senato e affonda il coltello nelle divisioni - evidenziate dai franchi tiratori- nella casa delle libertà . Si conclude così la prima battaglia campale in parlamento dopo la pausa estiva. Si conclude con il centododicesimo - e più importante - voto segreto in due giorni : quello sull’intero provvedimento di riassetto del sistema radiotelevisivo. Un voto senza sorprese : 318 i voti favorevoli, 261 i contrari. La sorpresa c'era stata due ore prima,accolta dal boato del centrosinistra. Qualche secondo di effetti degli applausi La maggioranza - per la seconda volta - era andata sotto su un emendamento dell’opposizione. Per un solo voto di scarto.
La modifica - proposta dalla Margherita- riguarda procedure e termini per il rilascio delle licenze per l’esercizio della radiodiffusione con la tecnica digitale. Un aspetto - come già l’altro emendamento approvato sul divieto dell’impiego dei minori negli spot - che non stravolge la legge . Ma che costringe la Gasparri a tornare al Senato, e soprattutto evidenzia una pattuglia di 35 franchi tiratori che non spinge la sua sfida fino a sgambettare il provvedimento, ma rivela - come ammette lo stesso Fini - malessere nella maggioranza. Alleanza Nazionale nega che i franchi tiratori escano dalle sue fila, ma è innegabile che un certo malcontento serpeggi nel partito come dimostrano le dimissioni del governatore del Lazio Storace dall’esecutivo.
E le preoccupazioni di Fini sul futuro della coalizione sono condivise anche dal centrista Follini: il malessere c’è e non va sottovalutato. l’opposizione cerca di sfruttare le difficoltà della maggioranza.
Bertinotti è addirittura convinto che il colpo del ko arriverà sempre in parlamento quando si voterà sulla finanziaria. Fassino annuncia che la battaglia contro la Gasparri continua. La sfida ora si sposta al Senato dove la legge dovrebbe essere esaminata a metà novembre, dopo la sessione di bilancio. La casa delle libertà vuole stringere i tempi e il ministro Gasparri fa sapere che non c’è bisogno di ulteriori modifiche. Il testo va bene così come è uscito dalla Camera.
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