Sono tra i 70.000 e gli 80.000, secondo gli organizzatori, i partecipanti alla Marcia odierna Perugia-Assisi.
Una manifestazione composta, non 'urlata', quella di oggi. Atmosfera partecipe, consapevolezza del delicato momento di crisi in Medio Oriente, quasi inosservati i politici presenti.
Come tradizione, una Marcia variopinta e rappresentativa di tutte (più o meno) le anime laiche e religiose del pacifismo italiano, ma che forse più di altre volte è sembrata stare attenta a conservare gli equilibri di valutazione e a tenersi lontana da posizioni estremiste. Non per niente, dopo lo striscione ufficiale ("Israele e Palestina, due popoli, due stati") hanno sfilato cartelli con messaggi "politicamente corretti" con appelli all’ Europa, condanne dell’ occupazione israeliana come del terrorismo palestinese, invocazioni alla pace nella giustizia.
Almeno in partenza, pochi slogan, e nessuno sopra le righe, forse a testimonianza di una ponderata maturità o almeno della volontà di non fornire materiale alle polemiche di chi in passato ha rimproverato a questa manifestazione posizioni di parte. Pochi affari anche per il 'bancarellaro' che vende felpe, ma tirano quelle del Che e una nuova con la scritta "Resistere, resistere, resistere".
In mezzo a decine e decine di gonfaloni istituzionali, bandiere di partiti del centro-sinistra e sindacati, striscioni di associazioni umanitarie ed ambientaliste, e perfino una isolata bandiera nera anarchica, si è notato l’esordio di alcune "new entry" non trascurabili: un enorme striscione dell’Europa portato dagli scout, uno di Emergency, dietro al quale sfilava Gino Strada, e lo striscione dell’ Italia dei valori con Antonio Di Pietro.
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