Non esistono società dalla cultura monolitica ma da sempre è una cultura a prevalere sulle altre e, quando questa è equilibrata, prospera la civiltà. Il livello di comunicazione contemporaneo ci fa intravedere sprazzi di cultura mondiale però se facciamo girare il nostro vecchio mappamondo, la parola Civiltà non è impressa su molti Paesi. Ma guardiamo all’Europa; in passato i cittadini vennero chiamati dai singoli Stati a decidere, tramite dei referendum, se si volesse aderire al progetto di unificazione degli stati europei, la C.E.E. prima e l’E.U. poi ma gli europei di ieri non sono quelli di oggi e anche la cultura prevalente è cambiata, a scendere. Gli europei, che negli anni ’80 e ’90 votarono entusiasticamente a favore della futura Unione Europea, si aspettavano e volevano un’Europa più forte e che agisse in funzione equilibratrice rispetto al duopolio della politica mondiale di quei giorni: U.S.A. e U.R.S.S., la Russia sovietica. Volevamo anche una libera circolazione dei soli cittadini europei all’interno degli Stati membri, nulla a che vedere con la politica degenerativa applicata dai nuovi negrieri e dagli anarchici mascherati di oggi. Gli europei che determinarono l’Unione Europea, mai si sarebbero aspettati la prevaricazione sugli ideali fondamentali da parte della politica d’interesse che poi è stata attuata; gli europei vedevano quella futura struttura come un organo di controllo verso i governi nazionali per ridurne soprattutto corruzione e burocrazia, mai avrebbero pensato che questa sarebbe risultata in uno sdoppiamento dei fattori negativi che si volevano eliminare! Oggi, invece di una Europa che consolida la propria cultura, che è assolutamente superiore alle altre, subiamo continui attentati finalizzati alla distruzione della stessa e delle nostre tradizioni e in questo processo decadente è ovvio anche l’influsso ormai palesemente negativo che la Chiesa Cattolica ha con la sua sempre più dilagante corruzione morale, materiale e quindi spirituale. Si potrebbe dibattere per dei mesi o degl’anni su quali siano stati i meccanismi che hanno garantito agli squali dell’economia che manovrano i cervellini dei politici al potere, ma è più importante determinare quale sia la cultura che ha permesso tutto ciò, e la risposta è abbastanza semplice: la cultura contadina. Il mondo contadino, con i suoi derivati, funziona solo se c’è il bastone pronto e questo è evidente nei Paesi europei dove quella cultura prevale, perché ancor oggi non è la coscienza civica a dominare in quella classe ma la paura della punizione. Ovviamente quando si generalizza, parlando di "contadini" e loro discendenti culturali, non si vuol fare d’un’erba un fascio, è ovvio che esistono contadini onestissimi, ma si parla della parte negativa della loro cultura che diviene deleteria quando è fuori posto, cioè al potere. Una vera cultura aristocratica, mai avrebbe permesso degenerazioni degli Stati e della loro politica come quelle odierne, mentre la rozza e volgare cultura contadina, o "proletaria" se preferite, che si è sovrapposta e poi ha sostituito quella aristocratico-nobiliare, da quando è al vertice del sistema, ci va a danza con la degenerazione e il disastro della civiltà è divenuto inevitabile. Una cartina di tornasole di tutto ciò è l’enorme decadenza che affligge la televisione e il cinema degli ultimi decenni. In passato gli aristocratici, che erano essenzialmente la classe guerriera, seguivano un preciso codice morale e di vita e questo era d’esempio alle altre classi sociali, che in genere si ispiravano, prendendo a modello, ammiravano e rispettavano quello stile di vita. Uno stile di vita ben diverso dalle molte false rappresentazioni cinematografiche, frutto di menti volgari, che vorrebbero infangare la nobiltà stessa. Nei secoli si era consolidato un patto sociale in cui il guerriero, che non è affatto necessariamente guerrafondaio ma al contrario si arma per mantenere la pace, difendeva il popolo tutto dai nemici. I contadini al contrario hanno sempre avuto come interesse primario l’accumulo, quindi la quantità più che la qualità, e spesso il rubare rientrava nelle loro dinamiche mentali e culturali, mentre la questione morale era di fatto secondaria alla mercificazione e oggi questo è più che mai evidente ad ognuno, eccetto che agli stolti. Il contadino, generalmente superstizioso più che conscio, non aveva un interesse per la storia e l’origine delle cose o degli esseri umani, perché legato a una cultura pratica, stagionale e generalmente di convenienza immediata, e quindi non ha sviluppato una cultura atta al comando. D’altro canto la classe contadina ha dato il più grande contributo umano alla borghesia e ai commercianti, classi sociali la prima che guardava all’aristocrazia come un esempio da seguire e la seconda sempre pronta all’interesse. Nel corso dei secoli i contadini europei avanzarono socialmente grazie a due fattori fondamentali: il servizio militare e la democrazia. A questo proposito, oggi vediamo molte persone che si autodefiniscono tradizionalisti o conservatori, sostenere che la decisione dell’eliminazione del servizio militare in alcuni Paesi, come l’Italia, fu un errore, perché questo dava un po’ di ossatura agli smidollati di turno ma fatto è che culturalmente, da quando il privilegio delle armi, dall’essere ristretto alla nobiltà è divenuto universale, abbiamo visto i più grandi scempi e crimini di guerra che la storia ricordi, perché chi era al comando non seguiva più un codice d’onore, operando al pari dei mercenari. Il servizio militare è stato un modo per molti, di emergere socialmente, divenendo sottufficiali e poi ufficiali ma l’aver tolto quel privilegio all’aristocrazia e al merito, ha pian piano scardinato il codice d’onore su cui l’uso delle armi si basava. I casi più evidenti di questo capovolgimento culturale li abbiamo preservati nella storia grazie a Benito Mussolini e ad Adolph Hitler, e in un certo senso anche a Iosif Stalin, i quali di origine contadina o semplicemente popolana, affrontano la prima guerra mondiale e l’effetto che le armi moderne hanno sul valore dell’individuo, esaltando lo stravolgimento culturale che ne conseguì. Se prima della grande guerra l’eroe era colui che seguendo i principi di giustizia, grazie al saper meglio maneggiare la spada vinceva, ora quell’eroe poco poteva contro i devastanti effetti delle mitragliatrici o dei gas; L’uomo con quella guerra si trova ad essere superato dalla macchina e l’essere privi di valori può addirittura essere un vantaggio, e così il comunismo, con le sua false ideologie che attecchiscono bene sui contadini ignoranti, dilaga in Europa e la reazione è fascismo e nazismo; una reazione uguale e contraria, perché origina dal basso e porta avanti "valori" sotto molti aspetti "bassi" e così il trio ideologico associato al diffondersi delle neonate democrazie, fa’ emergere una cultura contadina che, associata a teorie di un "uomo nuovo", "uomo super" o superuomo, di destra o di sinistra che sia, permette alla corruzione di divenire sempre più un fattore evidente e stabile. E quella non è solo corruzione monetaria, per esempio la fedeltà dei gerarchi del nazismo era garantita da stipendi d’oro, ma è soprattutto corruzione della spiritualità umana, perché questo uomo nuovo emerso dalle trincee e da quelle ideologie, pensa che sia giusto fare anche cose "indescrivibili", al fine del raggiungimento dei propri scopi. Oggi più che ieri sfugge all’umanità che l’evolversi delle classi sociali, della loro funzione e della loro cultura, hanno avuto un percorso multi-millenario, ma esserne consci dovrebbe aiutarci a comprendere che non si possono considerare solo le questioni culturali nell’evoluzione della società, accantonando quelle di attitudine naturale. Togli l’aristocrazia, come accadde all’Isola di Pasqua (1), e quello che rimane è l’ignoto, il mistero, la miseria, sempre conseguenze dell’ignoranza. La nobiltà, anche ai vertici degli Stati con la sua forma monarchica, garantiva, e in molti casi ancora oggi garantisce, dei punti fissi sociali, stabilità, perché a differenza degli altri elementi che compongono una società, essa era un punto fermo a cui riferirsi, un punto solido che amministrava la Giustizia e che aveva interesse a tener lontano dal proprio nome qualsiasi scandalo, che ne avrebbe potuto minare l’onorabilità e quindi la trasmissione del potere. La nobiltà, nella sua forma statale, appunto la monarchia, garantisce un altro fattore importantissimo, slegato dagli interessi di parte: la meritocrazia, cioè il "premiare" i migliori, che per le loro qualità accedevano alle alte sfere della società; oggi al contrario prevale il numero e tutti in Italia ricordano benissimo che in Parlamento furono elette addirittura delle "porno-attrici", deprimendo così la dignità della Nazione. Al contrario la Regina di Danimarca Margherita II è un vero esempio odierno di cultura nobiliare, che ha tra i suoi doveri la funzione di "difensore del popolo"; Lei è stata l’unica regnante che, di fronte a quella che è di fatto un’invasione mussulmana, ha preso una posizione, dichiarando: "vivere in Danimarca non rende per questo danesi" e che "credevamo che questo genere di cose si aggiustassero da sole. Che bastasse passeggiare per le strade di Copenaghen e bere l'acqua pubblica per diventare un danese. Per noi erano cose ovvie e abbiamo pensato che dovessero esserle anche per chi si è stabilito a vivere qui. Ma non lo era." (...) "Se non riesci ad esprimere i tuoi valori, è difficile dire agli altri in che cosa consistano. È un argomento su cui lavorare". Lealtà, cortesia, coraggio, prodezza, umiltà, liberalità e valore sono i fondamenti della cavalleria e della nobiltà ma questi principi, che noi diamo come scontati, sono in verità fondamento solo della cultura europea e da qui si comprende la sua importanza. Oggi grazie alla combinazione di cultura contadina e democrazia, degenerate dal fatto di esser passate dalla sottomissione agli ideali nobili alla libera espressione di quelli ignobili propri degli strati bassi della società, ci ritroviamo persone a regolare la vita degli Stati e della società che sono sempre più frequentemente individui che non fanno l’interesse della Nazione e dello Stato ma quello personale o di parte e quindi l’Europa Unita che sarebbe potuta essere una splendente istituzione con raggi di luce a ispirare le menti dei governanti del mondo, diffondendo gli ideali gentili che ne sono a fondamento, è invece solo una vasca da bagno zozza, perché affollata da squali che fanno i propri interessi mangiandosi l’un l’altro per ingrassarsi il più possibile, senza pensare al futuro e per questo motivo, non ha futuro.
Matteo Cornelius Sullivan
(1) Verso il 1862 dei mercanti di schiavi sbarcati sull’Isola di Pasqua, deportarono parte della popolazione, inclusi il Re, i suoi figli, e tutta la classe sacerdotale, in Perù.
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