Berlusconi: nessuna collusione fra sindacato e terrorismo

ROMA -- Non c’è alcuna collusione, contiguità o ambiguità fra il sindacato e i terroristi, ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla conferenza stampa seguita al vertice della maggioranza. Usando frasi distensive alternate a precisazioni critiche, il premier ha espresso la speranza che le parti "tornino a negoziare" anche se, ha aggiunto, i veti sono "inaccettabili" e il governo comunque resisterà "alla piazza e alle pistole".

Il capo del governo ha affermato che "la lotta al terrorismo si deve fare con il supporto di tutte le forze democratiche, compresi i sindacati", ma anche che "non tutti vogliono il dialogo".

A commento dell’annuncio dello sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil per il 16 aprile, Berlusconi ha pronosticato che "sarà parziale, parzialissimo", perché "non parteciperanno tutti e 21 milioni di lavoratori italiani". E riferendosi alla manifestazione di sabato scorso organizzata dalla Cgil, ha detto che in piazza "erano in 700.000, non di più", che "molti di loro credevano che fosse a rischio il loro posto di lavoro", cosa "non vera", frutto solo di "menzogne e falsità ", che "a molti" era stata "pagata la gita".

Sulla smentita delle affermazioni di alcuni ministri sulle ambiguità del sindacato nei confronti del terrorismo - posta dai sindacati come condizione per la ripresa del dialogo con il governo - Berlusconi ha smorzato i toni, sostenendo che "le dichiarazioni di pochi ministri non fanno testo" dato che "il governo è composto da più di settanta persone tra ministri e sottosegretari".

Ha comunque aggiunto che il ministro delle Riforme Umberto Bossi "non ha mai detto le cose a lui attribuite, lo stesso Bossi ha voluto smentire". Si è detto in disaccordo invece con le recenti dichiarazioni del ministro della Difesa Antonio Martino e ha aggiunto che "ciascun ministro è autorizzato a parlare di ciò che gli compete" e che "il governo parla attraverso il suo premier e il suo vicepremier".

Il governo, ha proseguito Berlusconi, è aperto al dialogo ma le riforme servono. E la riforma del mercato del lavoro elaborata da Marco Biagi, assassinato la settimana scorsa dalla Brigate rosse, deve andare subito in Parlamento.

Berlusconi ha anche ricordato le promesse del governo: l’annuncio della riduzione delle tasse, ha detto, è ormai prossimo; mentre l’obiettivo è quello di creare un milione e mezzo di posti di lavoro. E non ha risparmiato un attacco preciso all’opposizione, affermando che sulle rogatorie si sono dette "menzogne" e non ci saranno "scarcerazioni facili".

In Italia, ha aggiunto il presidente del Consiglio, non c’è alcun "regime fascista" come sostengono alcuni "intellettuali clown". "Non ho mai attaccato l’opposizione sfruttando le tv", ha detto Berlusconi, che infine ha lanciato un appello all’opposizione perché si adegui al fair play "che deve esistere fra le due parti".