Un’atmosfera tesa in cui la tensione si taglia con il coltello. E’ questo quello che si percepisce anche solo facendo capolino sulla situazione internazionale e sui precari equilibri tra mondo occidentale e i musulmani di tutto il mondo.
Non uno scontro tra nazioni ma una lotta tra civiltà , cultura e religioni. Sembrerebbe un capitolo già scritto nei libri di storia eppure è ancora cronaca dei nostri giorni. Le Vignette su Maometto che hanno fatto indignare il popolo islamico, la risposta con l’uccisione di don Santoro nella chiesa di Santa Maria in Trebisanda (Trabzon- Turchia) e poi il sospetto incidente, a Roma, di un pullman, finito in una scarpata e che ha causato la vita a dodici turisti turchi; una brutta storia su cui indagano gli inquirenti che non si sono sentiti di escludere, inizialmente, un sabotaggio come rivendicazione dell’ omicidio del sacerdote in Turchia.
I rischi maggiori sono la deminizzazione di un popolo intero che paga lo scotto di un singolo, folle, omicida. Alcuni gridano all’oltraggio, altri di assalto al cristianesimo. Si moltiplicano i dubbi: i cristiani che si trovano nei paesi musulmani potrebbero subire le ritorsioni dell’ Arabia islamista? E gli islamici che vivono in Italia? Potrebbe trattarsi di un nuovo tragico inizio? “Isolare e condannare chi fugge dal dialogo, dalla tolleranza e dalla strada dell’integrazione” con questa parole Dundar Kesapli, giornalista turco che vive e lavora in Italia dal 1989 ha espresso la sua amarezza sulla triste vicenda di don Andrea Santoro.
- Dopo poco più di ventiquattr’ore dall’assassinio del sacerdote, a Roma la tragedia del pullman. Che aria si respira riguardo all’incidente visto che si parla di ipotesi di sabotaggio e di un’eventuale ritorsione per l’omicidio di Don Santoro...
“Io sono stato sul luogo del triste incidente che ha coinvolto un gruppo di turchi che si trovava in Italia per un viaggio premio; sono più propenso a pensare che la causa sia stata un errore umano; ho avuto modo, infatti, di sentire i feriti che hanno dichiarato che, dopo cena, l’autista ha fatto una manovra forse un po’ sbagliata e che ha perso improvvisamente il controllo; è chiaro che l’atmosfera non è positiva perché nessuno accetterebbe di morire in questo modo. Tuttavia mi sento di escludere qualsiasi ipotesi di ritorsione”.
- Perchè hai sentito l’esigenza di prendere le distanze dall’episodio della morte di don Santoro nel tuo paese?
“Il rispetto della religione altrui è segno di civiltà e quello che è accaduto in Turchia è stata opera di un ragazzino che ha agito in modo sbagliato,”.
-Il giovane liceale arrestato è stato definito dalla stampa ”Killer, piccolo Alì Agca”. Cosa ne pensi?
“Non credo che si possa paragonare un episodio di venticinque anni fa con quello di questi giorni, ogni società ha purtroppo dentro di sè delle persone incoscienti e irresponsabili e questo può accadere in Turchia, come in Italia e in ogni altro paese. Di persone incoscienti è pieno il mondo e non mi sento per questo di istituire un paragone tra le due vicende. La gioventù è una bellissima età ma è altrettanto difficile gestire questa fase di crescita in cui spesso gioca un ruolo importante la voglia di emulazione”.
- Come hai commentato con tua moglie, che è cristiana, questo episodio?
“Siamo rimasti scioccati. Purtroppo in questi casi c’è poco da commentare, il silenzio, più delle parole e dei commenti, dà un ottima risposta a queste situazioni”.
- Tu vivi in Italia dal 1989. Come hai vissuto in Italia, come sei stato accolto? In questi ultimi tempi sono cambiate le cose?
“Non ho mai frequentato turchi in Italia, mi sono voluto ambientare in toto in questo paese, ho voluto imparare l’italiano e poter lavorare. Ho cercato di vivere al meglio con gli Italiani e nella loro società , cercando di conoscere la loro cultura e la loro mentalità ; bisogna, però, chiarire che ognuno rimane con la sua cultura e abitudini e il fatto che sia perfettamente integrato in questo paese e qui viva abbastanza bene, non vuol dire che ho abbandonato la mia cultura e le mie tradizioni; io sono musulmano e mia moglie cristiana ognuno nel rispetto delle proprie religioni che è un fatto assolutamente personale”.
- E’ vero che hai conosciuto Giovanni Paolo II?
“Come fai a saperlo?”
- Beh è il nostro mestiere: indaghiamo e ci documentiamo... Ho visto qualche foto. Cosa vuol dire per un musulmano incontrare il Papa, pastore della Chiesa cattolica?
“Io sono anche capo ufficio stampa dell’Osservatorio della Terza età , Ageing society, che, con il nostro segretario generale, Roberto Messina, e insieme all’ ex ministro Sirchia ha organizzato la visita di quattromila anziani dal Papa. Così mi sono trovato anch’io lì con questa delegazione. Credo che Giovanni Paolo II sia stato un personaggio straordinario, un uomo che ha sempre dato un messaggio di pace, di democrazia e di apertura e rispetto verso le altre religioni. Tra l’altro la base che unisce tutte le fedi è unica. Ero comunque molto emozionato nell’incontrare un uomo così importante, per me inavvicinabile altrimenti, da giornalista è stata una bellissima esperienza. Secondo me l’importante è la tolleranza, quando manca il rispetto e la comprensione, allora lì cominciano i veri problemi. Ognuno deve fare quello che crede più giusto e opportuno nel rispetto delle regole della società , bisogna rispettare le tradizioni altrui, cosa che purtroppo oggi non c’è, nè da un lato nè all’altro”.
- Se queste vignette sono uscite a settembre come mai se ne sta parlando adesso? C’è una strumentalizzazione politica dietro?
“Mi sono fatto un’idea precisa: dopo la vittoria di Hamas in Medio Oriente è probabile che ci sia stato dietro uno sporco gioco politico che ha usato queste vignette come provocazione mondiale, politica sbagliatissima. Invece che cadere in queste provocazioni bisogna cercare di vivere con un po’ più di serenità perché la lotta non porta mai alla pace. Quelli di Hamas, sono degli estremisti che hanno fatto il gioco politico di creare queste tensioni mondiali, bisogna protestare nel modo giusto e non dando fuoco all’ambasciata o sparando: queste non sono le soluzioni che conducono sulla via giusta. Certo, questa è la mia idea e non ho elementi che le provino ”.
- Da giornalista chi credi che siano i veri registi di questa lotta al massacro?
“Secondo me la nostra vita quotidiana è un film: ci sono sceneggiatori, attori, registi e figuranti; in questa situazione è difficile dire chi in realtà ci sia dietro. L’ America ha promesso di fare delle cose ma alla fine non ha tirato fuori nulla, in America si parla tanto di democrazia e pace ma non dimentichiamo che qualche settimana fa hanno condannato a morte un uomo di più di 70 anni, cieco, in una sedia a rotelle e malato di cuore. E di queste ingiustizie viviamo tutti i giorni”.
- L’occidente ha chiesto scusa ufficialmente nel corso dei vari tg per le vignette di Maometto, ritieni che debba farlo anche il popolo turco? E in che modo?
“Sono due cose diverse perché il popolo turco non può essere responsabile del gesto di un imbecille di 16 anni; è come se in Sicilia un gruppo di mafiosi vanno ad uccidere e poi si condannano tutti i siciliani. In Turchia non si è mai verificato nulla contro la Chiesa e i cattolici; la triste vicenda non può comunque essere considerata come un atteggiamento ostile della popolazione turca nei confronti del popolo italiano ed ancor meno nei confronti della religione cattolica e sono sicuro che il grave fatto che ha colpito la Chiesa italiana non potrà indebolire i buoni rapporti tra l’Italia e Turchia”.
- Parliamo di Kamikaze, proprio quelli che vengono finanziati dall’Occidente e dall’Italia. Il Corano non predica la violenza, e allora kamikaze ed estremisti a quale religione appartengono?
“Ci sono estremisti che si spacciano di essere di religione musulmana ma il Corano non avalla alcuna violenza anzi vieta di uccidere e di fare del male ad altri. Il rispetto della religione altrui è segno di civiltà mentre un atteggiamento diverso si trasforma in barbarie. Vanno isolati e condannati quanti, nascondendosi dietro il paravento della propria convinzione religiosa, contribuiscono al logoramento del lento processo dell’integrazione tra i popoli. Purtroppo c’è chi ha una mentalità molto chiusa e c’è chi, come Bin Laden, utilizza sfrutta e approfitta di menti così limitate per raggiungere degli scopi che non rientrano nei principi religiosi musulmani. Anche molti islamici condannano i Kamikaze”.
- Chi ha insinuato nelle menti di queste persone che l’unico sistema di assicurare un mondo migliore ai loro figli e di garantirsi il Paradiso sia quello di farsi saltare visto che il Corano non ammette alcuna forma di violenza nè omicidio nè suicidio?
“Nel Corano non c’è scritto niente di tutto questo così come credo non ci sia scritto in alcun testo sacro”.
- Cosa vuol dire per un Kamikaze uccidersi per avere 7 vergini in Paradiso? Che simbologia hanno le vergini?
“Non ne ho idea perché, ripeto, il Corano non ne parla”.
- Bin Laden è vivo, morto o sanno dov’è e gli americani non vanno a prenderlo?
“E’ una domanda a cui non posso rispondere. Gli Americani, che sono molto bravi, sapranno dov’è Bin Laden e se è vivo o morto. Bisogna fare un po’ di pulizia, se si vuole raggiungere una situazione di pace in Medio Oriente è giusto catturarlo. Io mi auguro che sia già morto ma è anche vero che catturare lui da solo non risolverà il problema, ci sono tanti suoi collaboratori che prenderebbero il suo posto”.(fonte: L’ALTRO GIORNALE )
Giusy Raffaele
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