Il Governo Berlusconi ha ottenuto ieri, dalla Camera dei Deputati, la fiducia con 334 voti favorevoli, 240 contrari e 2 astenuti. Questa mattina è arrivato il voto di fiducia all’Esecutivo dall’Assemblea dei Senatori: 170 voti favorevoli, 117 contrari, nessun astenuto.
La Fiducia del Parlamento al Governo Berlusconi Ter
Il Governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia dal Parlamento.
Il dibattito si è svolto dapprima alla Camera dei Deputati, dove il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva illustrato, il 26 aprile 2005, le linee programmatiche del nuovo Governo. Il 27 aprile, al termine del dibattito si è tenuta la votazione. La fiducia al nuovo governo da parte della Camera dei deputati è stata ottenuta con 334 voti favorevoli, 240 contrari e 2 astenuti.
Il Presidente del Consiglio è intervenuto il 28 aprile 2005 al Senato. Al termine del dibattito, il Senato ha votato la fiducia all’Esecutivo con 170 voti favorevoli, 117 contrari, nessun astenuto.
Intervento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi alla Camera dei Deputati - Roma, 26 aprile 2005
Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento mi ha appena riferito che poco fa la Conferenza dei Capi Gruppo ha chiesto al Governo di venire in Aula a riferire sull’inchiesta per la morte del dottor Calipari e il ferimento di Giuliano Sgrena.
Mi consenta perciò signor Presidente di premettere al mio discorso una breve comunicazione in proposito.
Mi dispiace che qualche improvvida indiscrezione abbia portato qualcuno a parlare impropriamente delle “conclusioni” di un’inchiesta che invece non è ancora conclusa.
Naturalmente non commenterò queste indiscrezioni. Il Governo, anche per gli impegni assunti, parlerà solo al momento opportuno. Lo farà cioè quando tutti gli esiti dell’inchiesta saranno stati compiutamente definiti.
Del resto, è a tutti noto che il mandato assegnato ai rappresentanti del nostro Paese era quello di accertare la verità anche per rendere giustizia ad un eroe come il dottor Nicola Calipari. A questo mandato i nostri rappresentanti si sono scrupolosamente attenuti.
Come ho già anticipato al Presidente Casini, non appena le circostanze lo consentiranno, verrò subito a riferire in Parlamento.
Signor Presidente, signori Deputati, nei giorni scorsi la coalizione di centro destra, la Casa delle Libertà , ha dato prova che le ragioni di fondo per cui è nata non sono venute meno. Nessuno della maggioranza, in questi giorni, ha mai messo in discussione le ragioni del nostro stare insieme.
La Casa delle Libertà è nata non come un cartello elettorale, ma da una profonda condivisione di valori e di intenti che lega i nostri elettori prima ancora che i nostri partiti. Questo perché la Casa delle Libertà è la sintesi più originale e moderna di tutte le forze riformatrici, le forze del cambiamento che nell’ultimo decennio si sono costituite nel nostro Paese. E il suo disegno riformatore resta il più adeguato per l’oggi e per il domani.
Proprio per questo sono convinto che la vicenda di queste settimane abbia portato ad una più forte consapevolezza delle ragioni del nostro stare insieme e abbia posto le basi per proseguire il nostro cammino comune, anche in vista di una prossima auspicabile trasformazione dell’alleanza di oggi in un soggetto unico destinato a segnare per decenni la storia politica italiana.
Sono stati, quelli trascorsi, i quattro anni più difficili della storia recente: gli anni del terrorismo internazionale, della crisi dei rapporti euro-atlantici, della più lunga crisi economica europea, del cambio della moneta, con tutte le conseguenze positive e negative che ne sono derivate.
In Europa, al ciclo economico positivo della fine degli anni ’90 è seguita una fase di forte rallentamento dello sviluppo causata da fattori che con evidenza crescente negli ultimi anni sono progressivamente usciti dal controllo dei governi nazionali. Governi che hanno ceduto all’Unione Europea le tradizionali leve di politica economica e monetaria, di bilancio pubblico, del commercio con l’estero.
In questo quadro i margini di manovra dei governi nazionali si sono molto ristretti e poco possono influire sulla dinamica della crescita.
L’impatto dell’euro sulle nostre economie e sui comportamenti degli attori economici e il suo rilevante avvaloramento si sono sommati ad eccessi di regolamentazione che hanno prodotto aumenti dei costi per tutte le imprese europee e diminuzione della convenienza di tutti i prodotti europei. Contemporaneamente, si sono aperte, senza criteri di reciprocità e senza parità di condizioni competitive, le frontiere alla concorrenza asiatica.
L’Europa, solo oggi e grazie all’iniziativa italiana, sta rivedendo le regole del Patto di stabilità e di crescita.
Dunque: terrorismo, bassa crescita dell’economia e la nuova moneta ipervalutata hanno prodotto una crescente incertezza e aspettative negative che hanno a loro volta concorso al rallentamento dell’economia.
Nonostante queste difficoltà , il governo negli ultimi quattro anni ha tenuto sotto controllo i conti pubblici, ha diminuito la pressione fiscale e ha messo in atto una serie di riforme volte alla crescita e allo sviluppo.
L’Italia, dal 2001 ad oggi, ha sempre rispettato il vincolo del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, cosa che altri grandi Paesi, Francia e Germania in testa, non sono riusciti a fare. L’Italia invece continuerà a rispettare anche quest’anno le regole del riformato Patto di stabilità e di crescita.
Nel corso di questi anni il governo ha realizzato alcune importanti riforme: da quella del mercato del lavoro, a quella delle pensioni, da quella della scuola a quella delle opere e delle infrastrutture pubbliche. Riforme delle quali rivendichiamo la rilevanza per la modernizzazione del Paese.
Abbiamo avviato infine la riforma fiscale, con la riduzione delle tasse soprattutto a favore dei redditi più bassi e intendiamo proseguire su questa strada.
In quest’ultimo anno di legislatura, oltre a completare le riforme in corso, ci proponiamo un’azione concentrata su alcune priorità capaci di produrre un impatto immediato sull’attività economica e sulle aspettative dei cittadini, delle imprese e dei mercati.
Opereremo per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.
Opereremo per rilanciare gli investimenti e la crescita della competitività delle imprese.
Rafforzeremo la nostra azione per il Sud.
Proseguiremo l’azione di risanamento della finanza pubblica e della riduzione del debito.
Per la famiglia abbiamo già fatto molto negli anni trascorsi.
Su di essa si concentra la responsabilità delle nuove vite, dell’educazione dei giovani e dell’assistenza agli anziani, su di essa è gravato maggiormente il costo della vita dovuto al cambio della moneta. Dobbiamo, quindi, fare di più operando sul potere d’acquisto attraverso il fisco, attraverso i contratti, attraverso le tariffe pubbliche.
Per le famiglie più deboli e numerose dobbiamo proseguire e irrobustire la politica delle deduzioni fiscali.
Provvederemo anche alla rapida chiusura del contratto del pubblico impiego per il biennio 2003-2004 e, insieme, per il biennio successivo.
Con uguale impegno definiremo il nuovo contratto dei medici.
Ci adopereremo affinchè anche i contratti del settore privato giungano a rapida conclusione. Siamo sicuri che la riduzione del cuneo fiscale che si verificherà a seguito degli interventi sull’Irap faciliterà la conclusione di tali contratti.
È altrettanto fondamentale nella nostra strategia il rilancio della competitività delle imprese e la ripresa degli investimenti.
A tal fine diventerà presto legge il Piano d’azione per lo sviluppo, in cui sono contenute riforme strutturali decisive come la riforma degli incentivi alle imprese, i nuovi ammortizzatori sociali, l’avvio dei fondi pensione, la riforma del diritto fallimentare, la velocizzazione del processo civile e la semplificazione burocratica.
Intendiamo, come abbiamo già ricordato, riformare l’Irap con la conseguente riduzione fiscale a favore delle imprese, al fine di abolire totalmente in un triennio l’Irap sul lavoro.
Lo sgravio previsto è di dodici miliardi, distribuito in tre anni.
Si tratta di una riforma che consentirà di ridurre sensibilmente il costo del lavoro e il cuneo fiscale che separa la retribuzione lorda da quella netta.
Rafforzeremo il premio di concentrazione per le piccole e medie imprese.
Accompagneremo l’irrobustimento del sistema creditizio nel pieno rispetto delle logiche di mercato.
Daremo una forte accelerazione alle procedure per i nuovi investimenti già previsti per la realizzazione delle Grandi Opere infrastrutturali.
Per quanto riguarda il Sud, la nostra azione si concentrerà su alcuni obiettivi precisi:
• l’impiego tempestivo dei 22,5 miliardi disponibili in conto capitale;
• l’avvio immediato del Fondo rotativo, in modo da convogliare verso il Sud nuovi e aggiuntivi flussi di credito bancario;
• l’introduzione di strumenti di fiscalità di vantaggio a favore delle imprese;
• l’accelerazione per il completamento delle infrastrutture che riguardano il Mezzogiorno avviate con la Legge Obiettivo.
Il Governo è impegnato, altresì, a sostenere con la massima determinazione gli interessi del Mezzogiorno nel difficile negoziato in corso anche in queste ore a Bruxelles sul bilancio comunitario 2007 " 2013. L’obiettivo principale è quello di assicurare al Mezzogiorno un volume di risorse non inferiore a quello derivante dalla proposta della Commissione.
Tutto il nostro programma sarà attuato in un quadro di stabilità finanziaria, così da mantenere salda la fiducia degli investitori e dei mercati.
Il governo, come ho già ricordato, nei quattro anni trascorsi ha mantenuto il rapporto tra deficit e Pil entro i limiti previsti dal Patto di stabilità e di crescita ed ha ridotto il peso del debito pubblico sul Pil.
Nonostante la congiuntura economica, siamo intenzionati a rispettare anche per il futuro gli impegni europei ed a proseguire sulla strada della riduzione del debito, con l’obiettivo di portarlo al di sotto del 100% del Pil.
Per conseguire tali risultati, oltre ai tagli già in corso a sprechi e privilegi, intendiamo anche quest’anno mantenere il controllo sull’aumento tendenziale delle spese dello Stato e dei trasferimenti, con l’introduzione di criteri selettivi e premiali; nella scorsa finanziaria abbiamo adottato la regola generalizzata del limite del 2%.
Dobbiamo continuare a porre un freno all’incremento della spesa pubblica mosso dagli automatismi e dalle dinamiche instaurate negli anni ’90. Lo faremo adottando criteri selettivi della spesa che premino i comportamenti virtuosi delle amministrazioni e gli investimenti infrastrutturali. Non possiamo disperdere risorse negli automatismi della spesa pubblica. Il principio di leale collaborazione tra lo Stato e le amministrazioni locali deve registrare lo stesso impegno sia da parte del governo nazionale che da parte dei governi locali.
Signor Presidente, onorevoli Colleghi, la compagine di governo che oggi si presenta alle Camere ha le carte in regola per realizzare il programma che vi ho illustrato.
La coalizione di maggioranza ha i numeri e le capacità per portarlo a compimento. Porteremo a compimento anche la riforma costituzionale dello Stato che il Parlamento ha già approvato in prima lettura e che sarà definitivamente varata in questa legislatura in tempi tali da far svolgere il referendum confermativo nella seconda metà del 2006.
Siamo consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando, ma abbiamo la coscienza di avere fino ad oggi operato positivamente nell’interesse del Paese con l’indispensabile sostegno del Parlamento che voglio qui, oggi, ringraziare.
Ma voglio anche ricordare a tutti gli amici della maggioranza che più di dieci anni fa abbiamo iniziato un cammino comune per costruire qualcosa che in Italia non c’era.
Una coalizione politica che in un quadro di libertà fosse in grado di dare coesione e identità alla maggioranza moderata e liberale del Paese, a quei milioni di italiani che chiedevano e chiedono cambiamento, riforme, modernizzazione, e uno Stato al servizio dei cittadini e non più i cittadini al servizio dello Stato.
Noi della Casa delle Libertà , tutti insieme abbiamo dato voce e rappresentanza politica, identità e coesione a questa parte maggioritaria del Paese; tutti insieme abbiamo dato vita a un nuovo modo di affrontare la politica e le sue sfide.
Dovremmo tutti sentire l’orgoglio di quanto abbiamo fatto insieme in questi anni di governo: abbiamo garantito al Paese una guida sicura, abbiamo messo fine all’instabilità permanente degli esecutivi, abbiamo accresciuto, e di molto, il ruolo e il prestigio internazionale dell’Italia, abbiamo realizzato riforme rinviate per decenni, abbiamo dato avvio a un lavoro imponente di modernizzazione e di cambiamento profondo del Paese, portandoci sulle spalle il terzo debito pubblico del mondo.
Io sono orgoglioso di questa nostra storia comune, questa nostra storia di più di un decennio vissuta con una passione e una determinazione che ci hanno consentito di superare insieme ostacoli che apparivano difficili se non addirittura insormontabili.
Ora, per guardare al futuro e per rilanciare la nostra azione dobbiamo darci un orizzonte nuovo, dobbiamo cogliere una sfida più alta: dobbiamo dare pieno compimento al bipolarismo italiano che troppe contraddizioni ha dovuto patire in questi due lustri.
Dobbiamo far vivere i nostri ideali ed i nostri valori sotto il tetto di una nuova casa comune.
Riflettiamoci, riflettiamoci tutti insieme.
Si tratta di una prospettiva possibile per portare a piena maturazione la democrazia dell’alternanza e per dare piena funzionalità alle istituzioni della Repubblica.
Sono consapevole delle difficoltà che si frappongono alla realizzazione di un progetto così ambizioso, ma la vita mi ha insegnato che quando si avverte il dovere di un compito occorre trovare il coraggio per adempiervi.
La vita mi ha insegnato anche che il tempo per realizzare un progetto è quello che le circostanze ci assegnano.
Chiedo la vostra fiducia e Vi ringrazio.
GOVERNO.IT
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