Il Cavaliere è nel castello. Lo si capisce da lontano, quando tra le onde si intravede una motovedetta dei carabinieri poco al largo del promontorio di Paraggi. Il cielo è scurissimo, sta per piovere, ma dal cancello esce Silvio Berlusconi in divisa da tempo libero, con la consueta tuta blu. Punta verso Santa Margherita ligure, deve andare a cercare un regalo per un amico milanese. È l’occasione per fare una lunga passeggiata con lui. Accetta di parlare e ci tiene subito a precisare «due cose che gli stanno a cuore»: «Non è alle porte nessun rimpasto di governo e non ho mai pensato ad una finanziaria-bis». Ma subito aggiunge un corollario che farà discutere: «Per nominare un nuovo ministro degli Esteri non è assolutamente necessario fare un rimpasto...». Berlusconi cammina piano, si ferma a salutare i pescatori, stringe decine di mani, viene raggiunto dalla figlia Marina appena arrivata da Milano, poi sceglie di fermarsi in una gelateria appartata. Mostra ottimismo, racconta la sua battaglia contro l’immobilismo che lo spaventa: «Questo Paese è già cambiato, i segnali si vedono nei 400mila nuovi posti di lavoro, nelle leggi che abbiamo varato, nel fatto che c’è una maggioranza che, pur con sensibilità diverse, condivide un progetto di riforme. Nonostante la situazione internazionale vedo energie positive».
È vero che a Bologna ha parlato con gli alleati del suo successore alla Farnesina?
«Sì, ne abbiamo parlato. Abbiamo discusso delle personalità più adatte a ricoprire quel ruolo. Di chi potrebbe guidare al meglio la Farnesina».
Allora il cambio è imminente?
«Per il momento credo che la cosa migliore sia che io resti il ministro ad interim. Questo anche vista la delicatezza della situazione internazionele in queste settimane, che sconsiglia un cambio. In campo internazionale pesa il mio ruolo di primo ministro, la mia personalità e la mia esperienza. Ci sono molti sacrifici in più, a cui peraltro mi sottopongo volentieri, ma vorrei sottolineare che la maggioranza dei viaggi e degli impegni che mi portano all’estero sono in qualità di presidente del Consiglio. Certo è un passaggio temporaneo, ma per me è stata un'esperienza molto arricchente, che mi servirà in futuro nel lavoro di primo ministro».
Poi arriverà Franco Frattini?
«Il cambio non è imminente».
Ma sarà l’attuale ministro della Funzione pubblica a prendere il suo posto?
«Franco Frattini è il relatore della legge sul conflitto d'interessi e dovrà portare a termine questo lavoro».
Terminato questo compito ci sarà il passaggio delle consegne?
«Frattini è una persona che ha l’identikit giusto, è un candidato papabile ed è nella rosa, ma è uno dei candidati».
Quindi ci sono anche altri in corsa?
«Ci sono alcuni altri che aspirano. Ma ribadisco che il problema non è sul tavolo oggi».
Si è parlato anche di un rimpasto.
«Le voci di un rimpasto sono costruite sul nulla».
Allora esclude di farlo?
«Magari più avanti aggiungeremo qualche sottosegretario, perché ce ne sono alcuni che hanno preso altri incarichi, ci sono alcune caselle vuote, insomma ci sarà da fare un piccolo lavoro di risistemazione. Ma ripeto: questo passaggio per me non è alle viste. Comunque non credo possa chiamarsi rimpasto la nomina del ministro degli Esteri. Le due cose non sono legate. Per cambiare il titolare della Farnesina non c’è bisogno di fare un rimpasto di governo, basta nominare una persona al mio posto».
Da capo della diplomazia, come legge gli sviluppi della crisi in Medio Oriente?
«Che vada in Israele Colin Powell è una cosa molto buona: con la discesa in campo degli Stati Uniti d'America si è aperta una speranza».
Cosa si aspetta?
«Mi auguro che da questo viaggio possa nascere la possibilità di sedersi attorno ad un tavolo chiamando le due parti, per imporre prima una tregua e per arrivare poi ad una pace rispettosa dei diritti di tutti».
Ieri a Roma sono apparsi striscioni con la scritta «Israele Stato di Assassini», con le esse runiche, delle «SS» naziste.
«Me lo hanno riferito, è una cosa inammissibile. Ho la sensazione che si stia esagerando. Ci si dimentica che le azioni di Israele originano da inaccettabili atti di terrorismo, che hanno fatto un terribile numero di vittime. Proviamo a pensare cosa faremmo noi se fosse successo in casa nostra».
Torniamo in Italia. Come vanno le cose nel centrodestra?
«Il rapporto con gli alleati è ottimo. Ho apprezzato molto gli interventi di Fini e Bossi al congresso di An di Bologna e la loro volontà di procedere con le riforme».
Il leader della Lega è sembrato un po’ impaziente.
«Bossi vorrebbe andare anche più velocemente di quanto sia consentito, ma bisogna rispettare le sensibilità di tutte le anime della maggioranza e tenere sempre presente la situazione generale in cui si opera e le incombenze da risolvere ogni giorno. Sull’articolo 18, per esempio, non nego che nella maggioranza ci sia stato un dibattito e siano emerse sensibilità diverse».
A Bologna, Bossi ha criticato la maggioranza per i suoi tentennamenti.
«No, attenzione, Bossi ha criticato una parte della maggioranza che ha avuto delle esitazioni. Il rapporto al nostro interno a volte è dialettico ma alla fine si concretizza sempre in decisioni condivise che tutti sostengono in maniera corretta e responsabile. La maggioranza è compattissima».
E del richiamo di Casini al centrodestra, perché abbia maggior rispetto degli avversari e dei manifestanti, che ne pensa?
«Non ho sentito il discorso di Casini, ma lui ricopre un ruolo istituzionale e credo che sia logico che abbia un comportamento di questo tipo. Chiamiamolo sopra le parti. Lo posso capire, probabilmente al suo posto farebbero tutti così».
Nessuna lamentela sui suoi soci di maggioranza?
«No, sono sereno per come procede il lavoro del governo, l’unica cosa che mi dispiace è che c’è un'opposizione con cui non si può fare nessun dialogo costruttivo. Sono animati solo da impulsi distruttivi. Mi consolo sapendo di dare tutto quello che posso e sono sicuro che questo la gente lo capisce, tanto che i sondaggi mi danno un'indice di gradimento che è di poco sotto il settanta per cento».
In economia e nei conti pubblici però la situazione non sembra così rosea.
«La situazione internazionale è difficile, ma le cose in economia non paiono andare così male. I 400mila posti di lavoro in più sono una cosa da non sottovalutare, sono un indicatore molto positivo per il Paese. Certo, abbiamo trovato un deficit che ci lega le mani».
Si è parlato dell’ipotesi di una manovra correttiva sui conti pubblici.
«Non ho mai detto che c’è bisogno di una manovra sui conti. Le mie parole sono state forzate».
Ma nella sua conferenza stampa di venerdì pomeriggio non l’ha esclusa...
«Da persona prudente quale sono, rispondendo ad una domanda, ho detto che non ho la palla di vetro per fare previsioni sul futuro e che se emergesse la necessità vedremo. Come vede le cose stanno diversamente da come è stato scritto, perché le assicuro che mai, in nessun consiglio dei ministri e in nessuna riunione, è emersa la necessità di mettere mano ai conti, come non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di fare una finanziaria bis. Spesso vengono fatte speculazioni sul nulla. A voi giornalisti piace ricamare...».
È il segnale che il tempo delle domande è finito. Dopo un'ora di passeggiata per Santa Margherita, la visita da un antiquario, un gelato al caffè mangiato a metà con la figlia, il Cavaliere ha deciso di tornare a casa. Nella villa Bonomi Bolchini lo aspetta Tony Renis. È arrivato all’ora di pranzo e passeranno tutto il fine settimana insieme. Del cantante italiano, che vinse a Sanremo nel 1963 e poi trovò il successo in America, si conosceva la passione politica prima per Bettino Craxi e oggi per il Cavaliere, tanto che lo scorso anno disse: «Sono un grande fan di Silvio Berlusconi». Ma poi aggiunse: «Possiede una voce molto bella». Ed è per questo che i due si sono chiusi nel castello. Oggi Tony Renis fa il produttore e insieme stanno preparando un disco per beneficenza: sarà un cd per l’Unesco. Berlusconi non vuole dire nulla, fa segni alla figlia perché non si lasci scappare una parola, poi non resiste e racconta che lui canterà , ma non sarà solo, ci saranno voci femminili con cui duettare, che tre canzoni sono sue e le altre saranno vecchi successi internazionali, che tutto sarà pronto per l’estate. «Non ho detto niente... non ricamarci...». Poi si ferma, abbraccia un bambino che si professa milanista, gli sussurra «Teniamoci stretti, piangiamo insieme», e prima di risalire in macchina trova il tempo per fare il padre geloso con la figlia: «Marina ti vesti troppo scollata. Non puoi andare in giro così». E le chiude la zip del giubbotto di pelle. Marina sbuffa e ride: «Lo sapevo che l’avresti detto. Meno male che in valigia ho un lupetto a collo alto...».
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