Gli antenati della rafflesia, il fiore più grande e maleodorante del mondo, erano in realtà piante dai ben più modesti fiorellini di appena qualche millimetro.
A dirlo, una ricerca compiuta dalla Harvard University di Cambridge, Massachusetts, pubblicata dalla rivista Science.
La rafflesia è una pianta con un fiore rosso di circa un metro di diametro e del peso di circa 7 chili che emette un odore nauseabondo di carne in putrefazione.

La rafflesia fu scoperta nel 1818 da una spedizione guidata da Sir Thomas Stamford Raffles, che fondò la colonia britannica di Singapore, e dal naturaliusta Joseph Arnold - che morì in seguito al viaggio - nella foresta pluviale di Sumatra.
La rafflesia non ha radici nè foglie e vive parassitando i tessuti di una vite tropicale.
Il suo odore simile a quello di una carcassa che marcisce, può essere molto ripugnante per noi ma riscuote molto successo con gli insetti impollinatori.
Attraverso lo studio del Dna mitocondriale, i ricercatori sono riusciti a scoprire che il primo antenato della pianta risalirebbe a circa 100 milioni di anni fa, durante il Creatceo, e avrebbe avuto solo dei minuscoli fiorellini. Secondo gli scienziati, negli ultimi 46 milioni di anni la rafflesia si è evoluta fino ad aumentare le sue dimensioni di 79 volte, prima di rallentare il suo passo evolutivo.
Secondo i ricercatori, una più approfondita conoscenza della rafflesia potrebbe portare a migliorare le tecniche botaniche di produzione di piante dai larghi fiori e frutti.
Lanci/Reuters