Adottare la lingua inglese nelle nostre Università , in particolare nel secondo livello formativo.
Avere il coraggio di stabilire un ranking tra i diversi atenei, una graduatoria che evidenzi e valorizzi peculiarità e punti di forza di ogni università per attrarre studenti dall’estero. Ripensare alla selezione del corpo docente, rivedendo e sburocratizzando l’istituto dei concorsi. Migliorare ricettività e infrastrutture, adeguare il livello delle borse di formazione.
Sono queste secondo Adriano De Maio, rettore della LUISS di Roma e commissario straordinario del CNR, le tappe obbligatorie per attivare una mobilità degli studenti stranieri verso il nostro paese. "Non deve preoccuparci il fatto che studenti italiani possano scegliere percorsi formativi all’estero e al limite restare in altri paesi " ha spiegato De Maio intervenendo alla Conferenza La mobilità internazionale: situazione attuale e prospettive future, in corso nel parco scientifico di Trieste, AREA Science Park.
Ciò di cui ci dovremmo occupare è di fare in modo che si attivi un flusso in senso contrario, di studenti che decidono di venire nelle nostre Università ed eventualmente di restare in Italia. Il concetto di mobilità deve essere inteso e perseguito in entrambe le direzioni".
Ma perché gli interventi migliorativi siano possibili, occorre puntare sulle realtà di eccellenza e concentrare le risorse, è la considerazione di De Maio. Ciò vale ancor di più per i centri di ricerca che in Italia, pur in presenza di standard scientifici elevati, sono spesso frammentati e privi di massa critica. "Una situazione dalla quale " conclude il commissario del CNR " si esce operando delle scelte nette, che possono anche significare la chiusura di alcune realtà ".
Ufficio stampa Area Trieste
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