La propagazione delle correnti nei plasmi: in dubbio il protagonismo della gravità
premessa: L’astronomia, l’astrofisica e la cosmologia
Possono essere considerate le regine della fisica, proprio perché si occupano di studiare le rigorose leggi matematiche che regolano l’universo in cui viviamo, allo stesso modo in cui la fisica nucleare e particellare si dedicano allo studio del mondo microscopico. L’astronomia, che è un po’ una matematica applicata al cielo, studia le posizioni, i moti, la meccanica e la distribuzione spaziale degli astri, presentandoci un universo molto simile ad un metronomo. L’astrofisica tenta di estrapolare le leggi che stanno alla base dei singoli corpi astronomici, inglobando in sè sia le leggi dell’astronomia che quelle della fisica dell’atomo. La cosmologia si propone di studiare come un tutto la distribuzione delle galassie su vasta scala, al fine di dedurre dai loro moti e dai loro comportamenti intrinseci i meccanismi che hanno dato origine all’universo e al suo destino finale.
E’ da millenni che l’uomo studia gli astri. Ma fu con Isaac Newton che le scienze matematiche del cielo ebbero una svolta rivoluzionaria: la legge di gravitazione universale sembrò dimostrare che l’universo nella sua interezza è tenuto assieme e dinamizzato dalla sola forza di gravità , quella misteriosa “azione a distanza” che sembra governare il moto e la struttura interna dei corpi celesti e regolarne l’equilibrio fin da quando sarebbe nato l’universo da un grande botto. Il Big Bang, sembra un po’ la versione cosmologica della parabola giudaico-cristiana della creazione.
Infatti qualcosa non quadra nei modelli fisici che vengono proposti per spiegare le osservazioni, e sono spesso le stesse osservazioni a mostrarcelo. Non passa giorno che non vengano fatte “scoperte sorprendenti” che pur soddisfacendo quei precisissimi e imparziali cosmografi matematici che sono gli astronomi, lasciano invece spiazzati astrofisici e cosmologi. Le galassie non sembrano comportarsi seguendo le leggi di Newton e di Keplero, nel senso che le stelle di ciascuna galassia che si trovano più lontano dal centro della stessa non diminuiscono la loro velocità orbitale come ci si aspetterebbe. Ciò significa che sembra esistere molta più massa di quanta non ne appare dalla luce che registriamo. Ecco che allora si ricorre alla “materia oscura”, alla “energia oscura”, ai buchi neri, alle stelle di neutroni e a stranissimi oggetti esotici come i WIMP (Weakly Interacting Massive Particles) e i MACHO (Massive Compact Halo Objects).
Intanto qualche ribelle nel mondo della fisica sta iniziando a definire queste costruzioni mentali come “FAIRIE DUST” (in Italiano: “Polvere di Fate”), che non è altro che l’acronimo inglese di “Fabricated Ad Hoc Inventions Repeatedly Invoked in Efforts to Defend Untenable Scientific Theories”, frase che tradotta in italiano significa nientemeno che “Invenzioni Fabbricate Ad Hoc e Ripetutamente Invocate nello Sforzo di Difendere Teorie Scientifiche Insostenibili”. Ciò significa che le teorie scientifiche messe in piedi da “astrofisici e cosmologi standard” per spiegare la struttura dell’universo farebbero acqua da tutte le parti, in modo particolare la teoria del Big Bang. E dunque si scopre grazie a Halton Arp che alcune galassie pur avendo redshift completamente discrepanti con alcuni quasar ad esse vicini, sono invece strutturalmente connesse ad essi. Ciò significa che il redshift non è di natura cosmologica, e che le galassie dell’universo non si allontanano con una velocità proporzionale alla loro distanza da noi. Possiamo spostarci dalla scala cosmologica a quella degli oggetti celesti singoli, per accorgerci che ci sono molte altre falle. Quei motori energetici che sono i nuclei delle galassie attive non sarebbero propulsi da improbabili mega-buchi neri circondati da enormi dischi di materia in caduta su di essi, mentre il meccanismo che determina l’espulsione canalizzata di materia non sarebbe il buco nero a produrla ma un altro effetto dalle caratteristiche ben più concrete. Le mastodontiche esplosioni che danno luogo alle supernove non sarebbero causate dal collasso gravitazionale di una struttura stellare di grande massa alla fine del suo ciclo evolutivo mentre gli elementi pesanti come il ferro sarebbero prodotti da meccanismi più semplici. Le stelle sarebbero strutturate in maniera sostanzialmente diversa da come si è creduto per un secolo, e il meccanismo della fusione termonucleare inventato negli anni ’20 da Sir Arthur Eddington, che determina il bruciamento dell’idrogeno nel nucleo stellare che poi si trasformerebbe in elio, non sarebbe suffragato dalle più recenti osservazioni del Sole dal quale invece si rileva una percentuale di neutrini molto inferiore a quella prevista dal modello termonucleare. Le comete non sarebbero quelle “palle di neve sporca” che si sciolgono quando si avvicinano al Sole, infatti la loro emissione nelle alte energie dei raggi X fa pensare ad un meccanismo ben diverso. I crateri che osserviamo sulla Luna, su Marte e su diversi altri pianetini del sistema solare non sarebbero causati da impatto meteorico ma da meccanismi completamente differenti. L’interazione tra la radiazione solare e la nostra ionosfera non sarebbe un fatto disgiunto dal clima atmosferico, mentre i fulmini non sarebbero creati da cariche elettrostatiche generate da masse nuvolose in movimento, ma da cause prime di portata molto più vasta che vedono la Terra come un oggetto intimamente interconnesso con l’Universo.
Le forze elettriche
E infatti è proprio tramite la connessione tra Terra e cielo che si esplica un nuovo modello che tenta di rivisitare l’universo in maniera più obiettiva. Questo modello " nato dalle menti coraggiose e tenaci di fisici del plasma ed ingegneri elettronici " è interamente basato sulle forze elettriche, le quali dominerebbero l’universo nella sua totalità , dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo. Fin dai tempi di Newton si era ritenuto che la forza di gravità fosse il principale legante dei corpi nell’universo e la causa prima di tutti i fenomeni astronomici, mentre le forze elettriche venivano studiate come fenomeni completamente separati nei laboratori terrestri. Si era sempre ritenuto che le cariche elettriche nell’universo si annullassero tra loro in maniera tale da dare luogo ad un universo elettricamente neutro. Sappiamo da sempre che il 99% dell’universo è costituito di plasma, un brodo di elettroni carichi negativamente e di ioni carichi positivamente. Le interazioni, secondo il paradigma corrente dovrebbero portare alla neutralizzazione delle cariche, ma le osservazioni sembrano mostrarci che le cose vanno ben diversamente. L’universo non è elettricamente sterile, e proprio per questa ragione si verificano su tutte le scale spaziali campi elettrici la cui proprietà è di modellare sia la struttura che la dinamica dell’universo. Le forze che ne derivano sarebbero 1039 volte più potenti della gravità , ma di questo nessuno se ne è curato. Già nel diciannovesimo secolo quando il fisico sperimentale Michael Faraday annunciò che poteva generare corrente elettrica muovendo semplicemente un magnete in un avvolgimento di filo di rame, fu subito tacciato per ciarlatano. Poi si arrivò alla produzione su vasta scala dei generatori elettrici che ben conosciamo, e alle grandi scoperte elettriche di Nikola Tesla che regolano la nostra vita di tutti i giorni. I fenomeni elettrici, e, più in generale, quelli elettromagnetici, sembrano essere il vero pilastro su cui si erge il mondo. In astrofisica però non se ne è tenuto abbastanza conto, ritenendo a torto che i plasmi siano elettricamente neutri, e che semmai siano importanti i campi magnetici nel modellare le forme che troviamo su tutte le scale spaziali nel cosmo. Ma le osservazioni sembrano dimostrare proprio il contrario. I campi magnetici non sono magiche creature congelate nella materia, ma sono entità interamente determinate dai campi elettrici, ma questo lo diceva già James Clerk Maxwell nell’’800 con le sue famose equazioni. E infatti, seguendo vari percorsi, il manipolo di ammutinati che sta tentando di mettere in discussione il paradigma corrente che vede protagonista la gravità nei fenomeni dell’universo, sta cominciando a dimostrare in maniera imbarazzante che sono i campi elettrici a dominare la struttura del cosmo, mentre la gravità avrebbe un ruolo solo secondario e una natura ben precisa: una forza puramente elettrostatica di tipo dipolare che si esercita tra le particelle fondamentali di materia.
L’effetto Z-Pinch
Tutto partì dal fisico norvegese Kristian Birkeland il quale scoprì che i plasmi della ionosfera terrestre tendono ad assumere una struttura a forma di filamento quando essi vengono percorsi da corrente elettrica. Ma di recente si è scoperto che le “correnti di Birkeland” non sarebbero solo un fenomeno locale della nostra realtà frammentata bensì un fenomeno globale in un universo interconnesso in tutte le sue parti. Esse avrebbero la proprietà di creare campi magnetici secondo un meccanismo in cui fasci di elettroni e di ioni fluirebbero in filamenti che tendono ad avvolgersi a spirale attorno alle linee di forza di campi magnetici preesistenti. Questi filamenti tenderebbero a respingersi a breve distanza e ad attrarsi a distanze più grandi. Ciò li porterebbe a spiraleggiare l’uno attorno all’altro. Quando questo accade ci sarebbe anche la tendenza dei filamenti a comprimere la materia (ionizzata o meno) che si trova all’interno del plasma, e a guidare il suo moto. Questo meccanismo " denominato “effetto Z-Pinch” - starebbe alla base della morfologia a spirale delle galassie, e soprattutto della formazione delle stelle. Le galassie a spirale sarebbero tra i più grandi fenomeni conosciuti di scarica elettrica nei plasmi, e nascerebbero dall’interazione di due flussi intergalattici di correnti di Birkeland. Le galassie sarebbero dunque formate, guidate e stabilizzate da forze elettromagnetiche. La materia all’interno del plasma verrebbe compressa in maniera tale da farla collassare in quelle strutture autogravitanti che sono le stelle. In tal modo la gravitazione sarebbe solo l’effetto secondario di una causa ben più importante nel processo che porta non solo alla formazione delle stelle, ma anche al loro mantenimento come strutture radiative. Le correnti di Birkeland circumterrestri sono state osservate dallo stesso Birkeland nel plasma di provenienza solare che circonda la magnetosfera terrestre, e che nelle fasi di maggiore attività solare dà luogo alle aurore boreali: queste misure sono state confermate da osservazioni spaziali. Il meccanismo sarebbe dunque esattamente lo stesso che si verifica sulle immense scale spaziali rappresentate dalle galassie, e dagli ammassi di galassie. In questo contesto l’universo non è costituito da vuoto puro, ma da un mare di cariche elettrostatiche sia positive che negative, le quali darebbero origine ai campi elettrici, che sarebbero i veri creatori delle strutture celesti dalle galassie alle stelle e la principale sorgente di sostentamento energetico.
Non è la gravità
A differenza degli equilibrismi matematici dei sostenitori del Big Bang e dell’universo dominato dalla gravità , la teoria dell’Universo Elettrico non è affatto una teoria nata dalla fantasia opportunistica di qualche mente distaccata dalla realtà delle cose, bensì un modello piuttosto solido sia dal punto di vista sperimentale e osservativo che da quello della modellistica computazionale. Fisici del plasma unitamente ad ingegneri esperti di elettricità hanno più volte dimostrato in laboratorio come funziona l’effetto Z-Pinch, fenomeno che si è dimostrato essere perfettamente scalabile su almeno 14 scale di magnitudine dal momento che nell’ambito di un dato meccanismo fisico le proprietà elettriche e fisiche rimangono esattamente le stesse indipendentemente dalle dimensioni delle regioni di plasma. Scienziati del calibro di Anthony Peratt studiando questo meccanismo sono riusciti addirittura a modellizzare con supercomputer l’evoluzione delle galassie a spirale, riproducendo in maniera molto fedele le strutture che vengono effettivamente osservate dagli astronomi.
La teoria dell’universo elettrico, seppur ulteriormente perfezionabile, si fonda su quelle caratteristiche del metodo scientifico di cui gli astrofisici tradizionali sembrano essersi da tempo dimenticati: l’empirismo e la falsificabilità . Ad esempio, le teorie che stanno alla base del Big Bang e dei buchi neri, non sono teorie facilmente falsificabili, perché sono il parto di una fantasia matematica quasi indimostrabile empiricamente, che per far tornare i conti porta all’invenzione forzata di oggetti invisibili che non hanno mai convinto le menti più attente. Ma è proprio su questa procedura che gli astrofisici e i cosmologi del paradigma attuale si basano. E allora è successo che un dogma arbitrario si è propagato nel tempo come un virus. La realtà osservata (e perfettamente riproducibile in laboratorio) propende a sfavore di un universo nato dal Big Bang, proprio perché non sarebbe la gravità il vero legante dell’universo, bensì la forza elettrica. Sulla rivista New Scientist nel 2004 è apparsa una lettera aperta firmata da diverse centinaia di scienziati " alcuni dei quali anche molto famosi " che manifestano la loro protesta nei confronti di un paradigma cosmologico arbitrariamente imposto. Sono proprio le scoperte recenti sia effettuate al telescopio che con le sonde spaziali a dimostrare che i sostenitori di un universo elettrico potrebbero avere la ragione dalla loro parte.
Cicatrici elettriche e temporali cosmici
Intanto, di volta in volta che vengono effettuate scoperte dallo spazio, si riesce a dipanare un quadro sempre più chiaro. Ad esempio, la craterizzazione prodotta su alcuni pianeti e pianetini del sistema solare non può in alcun modo essere prodotta da impatti meteorici, ma solo come un effetto di immane scarica elettrica proveniente dallo spazio: ciò è stato riprodotto in scala ridotta in svariati laboratori. Non esistono crateri d’impatto perfettamente circolari, come non esistono improbabili “canyon” modellati dall’erosione naturale: queste sono cicatrici che possono essere prodotte solo elettricamente. Infatti, i pianeti tra di loro sembrano interagire come anodi e catodi, sono cioè elettricamente carichi in maniera tale che questo determina il fluire di campi elettrici tra loro, i quali a volte si scaricano in maniera particolarmente violenta determinando eventi catastrofici, che sembrano aver lasciato traccia perfino nella nostra storia antica, come si può evincere dai petroglifici che si trovano sparsi nelle rocce di un po’ tutto il mondo.
Quando e come avverrebbero questi tremendi “temporali cosmici”? Il Sole assieme alla Terra e agli altri pianeti del sistema solare, non è altro che una delle innumerevoli stelle che ruotano attorno al centro di una delle tante galassie dell’universo. Ma la galassia stessa è sede di imponenti attività elettriche, come già previsto dalla teoria di Birkeland, che si originano nel plasma di cui essa è piena: ogni volta che questo avviene in maniera particolarmente accentuata, ne risente anche il Sole " che si alimenta costantemente dal campo elettrico galattico " e tutti i suoi pianeti. A questo punto cosa sono il Sole e tutte le altre stelle? Non sarebbero altro che accumulatori di energia elettrica la cui origine è esclusivamente galattica. Le stelle si formerebbero come perline lungo una colossale collana rappresentata da una linea cosmica di potenza, con i loro assi di rotazione allineati lungo i filamenti prodotti dalla corrente, e poi si comporterebbero come catodi all’interno di una persistente scarica elettrica galattica. Come la corrente cade sulla superficie della stella, i filamenti liberano la loro energia e la stella brilla. In questo modo le stelle traccerebbero le correnti di Birkeland presenti nelle galassie allo stesso modo in cui le luci elettriche stradali tracciano le rotte dei cavi elettrici. La vita delle stelle non sarebbe condizionata dalla loro massa ma solo dall’essere a volte soggette a scariche elettriche più forti del solito che ne distruggono interamente la struttura, come ad esempio nel caso delle supernove. Un esempio eclatante sarebbe l’unica supernova di cui siamo effettivamente riusciti ad osservare la nascita da vicino, la Supernova 1987 A, che non è nata da una stella supergigante rossa come previsto dalla teoria canonica dell’evoluzione stellare, ma da una supergigante blu. Ciò lo si deduce semplicemente dalle osservazioni e non da sterili speculazioni: le osservazioni hanno mostrato infatti che il suo residuo è caratterizzato da strani anelli e da un meccanismo di eiezione bipolare in tutto simile alle forme che lo Hubble Space Telescope ci ha donato delle meravigliose nebulose planetarie, queste ultime non “esplosioni rallentate” di stelle simili al Sole, bensì fenomeni di instabilità di natura puramente elettrica di intensità meno accentuata di quella incontrata nelle supernove.
Modelli fisici e osservazioni astronomiche
Ci troviamo dunque di fronte ad un quadro alternativo dell’universo totalmente differente da quello che si voleva far credere. Restano validi i precisissimi dati fornitici dalle osservazioni astronomiche, ma i modelli fisici che fino ad ora pretendevano di spiegare la struttura e l’evoluzione dell’universo, sembra che debbano essere drasticamente riveduti. E non è detto che l’atteggiamento recalcitrante della vecchia guardia non debba poi cedere alla ragionevolezza: prima o poi tutti dovranno aprire gli occhi all’evidenza osservativa dell’universo nella sua totalità e agli implacabili esperimenti di laboratorio sulla propagazione delle correnti nei plasmi. Il punto qui non è voler sostituire un paradigma ad un altro, ma solo ristabilire nel mondo accademico il dialogo reciproco e la dialettica tra fronti opposti: solo in questa maniera è possibile ri-fondare la scienza sull’obiettività nata da un reale consenso e non dall’arroganza di strutture che hanno delle convenienze a mantenere lo status quo oppure dalla reattività eccessiva di atteggiamenti ribelli che a loro volta potrebbero stravolgere la realtà col rischio di cadere di nuovo nel versante squilibrato della conoscenza scientifica.
I sostenitori dell’Universo Elettrico
Ciò che avete letto non è un improvviso cambiamento di paradigma che sta emergendo solo ai giorni nostri, ma le radici risalgono a diversi decenni fa grazie all’opera di fisici di talento, in modo particolare lo svedese Hannes Alfvèn, premio nobel per la fisica, e l’americano Irving Langmuir, premio nobel per la chimica e il primo ad aver compreso la grande importanza dei plasmi. Altri come Ralph Jürgens e Charles Bruce, ne hanno continuato instancabilmente l’opera. Oggigiorno queste ricerche sono portate avanti da fisici e ingegneri del plasma come l’australiano Wal Thornhill, l’americano Anthony Peratt, l’ungherese László Körtvèlyessy. Stanno completamente riscrivendo il profilo dell’universo su tutte le scale. Tutti tenaci sostenitori della verità e non della carriera, proprio come era lo svedese Alfvèn, il quale studiando i plasmi solari, ionosferici e galattici, si accorse che l’esistenza di campi magnetici senza l’inclusione di forti correnti di elettricità non aveva alcuna solida base. Pur riuscendo a vincere il premio nobel per la fisica e rivoluzionando il quadro della fisica dell’universo, tutti gli alti prelati dell’astrofisica standard " che già lo avevano osteggiato prima che vincesse il premio " continuano sistematicamente a ignorarne l’operato, mentre al contempo impediscono di accedere ai telescopi ad astronomi come Halton Arp (un vero alleato della teoria elettrica).
Chi è chi
Kristian Birkeland
Se il nome ai fenomeni classificati come Aurore Boreali è stato dato da Galileo Galilei, la scoperta scientifica alla base del fenomeno la si deve al norvegese Kristian Birkeland, vissuto dal 1867 al 1917.
Dopo diversi esperimenti nel campo della "fisica del plasma", Birkeland pubblica la teoria che "la causa del fenomeno fosse da attribuire alla interazione tra particelle cariche emesse dal Sole ed il campo magnetico terrestre"... purtroppo egli fu osteggiato dalla comunità scientifica, in special modo da quella inglese. Il consenso unanime alla scoperta di Birkeland arriva attorno agli anni sessanta, quando grazie alle osservazioni spaziali mediante satelliti, si verificò l’esattezza di quanto asserito dallo scienziato norvegese.
[ Estratto da: www.circolopolare.com/ita/memoria5_i.htm ]
Michael Faraday
Sir Michael Faraday (1791 - 1867), fisico e chimico inglese, ha contribuito ai campi dell’elettromagnetismo e dell’elettrochimica. Tra le sue invenzioni si conta anche il becco di Bunsen. Tra le sue scoperte si annoverano, invece, la legge di Faraday e l’effetto Faraday.
Da autodidatta studiò chimica fino a quando iniziò a frequentare lezioni regolari alla Royal Institution dal 1810. La svolta scientifica arrivò dopo che Faraday ebbe modo di seguire le lezioni dell’allora noto chimico Humphry Davy. La legge di Faraday-Neumann-Lenz o legge dell’induzione elettromagnetica è una legge fisica che quantifica l’induzione elettromagnetica, ovvero l’effetto di produzione di corrente elettrica in un circuito posto in un campo magnetico variabile oppure un circuito in movimento in un campo magnetico costante. È alla base del funzionamento di alternatore, dinamo e trasformatore.
Arthur Stanley EddingtonSir Arthur Stanley Eddington (1882, Kendall, Inghilterra ”€œ1944, Cambridge) fu uno dei più importanti astrofisici dell’inizio del XX secolo. Scoprì il limite che porta il suo nome (limite di Eddington) e che corrisponde alla luminosità massima che può avere una stella con una data massa, senza che essa inizi a perdere gli strati più alti della propria atmosfera.
È comunque conosciuto per le sue ricerche riguardanti la teoria della relatività . Fu grazie ad uno dei suoi articoli (Report on the relativity theory of gravitation), che gli studiosi di lingua inglese scoprirono la teoria della relatività generale di Albert Einstein, in quanto a causa della Prima Guerra Mondiale, gli articoli delle riviste tedesche erano pochissimo (o per niente) diffuse nel resto del mondo.
[ http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Eddington ]
Biblio on line
The Electric-Cosmos.org: http://www.electric-cosmos.org/index.htm
The Electric Universe: http://www.holoscience.com/index.php
The Electric Universe: http://www.the-electric-universe.info/welcome.html
Plasma Cosmology.net: http://www.plasmacosmology.net/index.html
Plasma Universe: http://public.lanl.gov/alp/plasma/TheUniverse.html
Massimo Teodorani
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