Dai primi passi della TV ad oggi molto si è modificato. Sono cambiati gli aspetti trasmissivi, di qualità ; la tecnologia dei supporti; i sistemi che producono e diffondono. Sono cambiati i formati grazie all’impiego di satelliti, cavi, fibre ottiche; grazie all’integrazione con la carta stampata, sistemi portatili, e con altri sistemi quali internet e i telefoni cellulari.
L’impatto della TV sulla società è stato enorme, al punto che taluni affermano che la realtà è ciò che la TV diffonde. Gli aspetti economici sono imponenti, le conseguenze sull’educazione dei cittadini vanno al di là di ogni possibile analisi. Il mondo politico tende a confondersi con il mondo TV: giornalisti che assumono ruoli politici, uomini politici che diventano giornalisti e managers di sistemi TV, che tirano le fila dietro le quinte integrando tecnologia, economia, diffusione di notizie, conoscenza politica ed educazione civile, presenza nei conflitti militari e di qualsiasi natura. Confusione di cui lo sport è la parte più osservabile, nella sua inosservabilità .
Veniamo all’oggi: un’immagine fotografica della situazione che agisce sul mondo TV è utile prima di precorrere il processo che sta per essere fornito dalla “crisalide” digitale della TV. La tecnologia TV diventa digitale con immense conseguenze. La TV analogica ha i suoi primi segni di stanchezza. La gente va per la strada, usa internet: la TV deve rilanciare se stessa con forti emozioni; le radio si diffondono, i canali, satellitari e non, trasmettono enormi quantità di filmati direttamente e su richiesta. La pubblicità domina la scena, i conflitti commerciali, di pubblicità e politici, oltre che economici, industriali e civili, si intrecciano. I Paesi poveri, con la loro abbondanza di mano d’opera, stanno prendendo il predominio della produzione di prodotti per le masse. L’industria scivola nella trappola della povertà guidata: produce nei Paesi poveri, pubblicizza con mezzi di massa (TV e altri). I paesi ricchi diventano più ricchi, mentre la povertà di chi non è in condizione di competere aumenta, ma la povertà media (media, ahimè) è in diminuzione. Gli equilibri economici e politici si modificano, Cina e India assumono ruoli non più trascurabili.
Serve una risposta alla nuova situazione. La salvaguardia degli interessi produttivi in presenza della rivoluzione prodotta dalla TV e da internet (ovvero dalla globalizzazione) richiede atteggiamenti nuovi, nuove forme di partecipazione alla decisione, alla produzione, alla pubblicità , alla formazione e alla progettazione del futuro, vicino e lontano.
La risposta ha uno strumento: La TV digitale terrestre. È digitale, quindi si presta all’integrazione con altri strumenti digitali quali cellulari, internet e radio. È locale, viaggia via canali Herziani, nella fortunosa e fortunata scelta di chi l’ha proposta. Fortunosa poichè, di fatto, istituisce una continuità con la TV analogica tradizionale, aumentando il numero di canali; Fortunosa poichè non è affatto detto che all’aumento dei canali corrisponda una intenzionalità economica e di comunicazione adeguata all’aumentata capacità trasmissiva. Fortunata anche perché può essere diffusa in locale. Piccole TV che parlano vicino in un territorio limitato (Piacenza, Crema) e lontano, raggiungono anche i collaboratori in CINA via internet. Fortunosa poichè il successo in sede locale è garanzia di qualche difficoltà in sede più ampia (ad esempio nazionale).
Fortunata poichè di fatto la TV digitale terrestre ha fatto in modo che cammini la speranza per il nostro Paese, senza pari ad altri. Fortunosa poichè la garanzia di successo non esiste.
Ma, intanto, la TV digitale terrestre prende forma. Vivrà negli uffici, nelle strade, attraverso protocolli già annunciati (DVBH e altri), sulle auto e costituirà una nuova forma di comunicazione umana. Insomma, il telefono fisso sta al cellulare come la TV analogica sta alla digitale. Ma così come esistono i centralini e le centrali telefoniche, debbono esistere i centralini e le centrali televisive. E se si pensa una TV come una comunità , le TV digitali saranno TV dedicate a comunità di pratiche e di interessi comuni, per nuove pubblicità , nuova integrazione della gente nella produzione e nelle motivazioni, nuove forme di produzione TV, nuovi linguaggi televisivi, nuovi formats.
Non si vedrà subito: lo sport, il calcio e altro già ben conosciuto, potranno caratterizzare la TV digitale a favore di una continuità storica verso il piccolo (dall’Inter al Crema, ad esempio), ma le scuole decentreranno i loro programmi. L’attività politica, la cultura dell’ambiente, la ricerca localizzata estesa in territori remoti faranno il loro corso e localmente si integreranno con sistemi prima nazionali, più avanti internazionali..
In Italia tutto ciò si può osservare in piccola misura. Ma come sempre le piccole piante diventeranno grandi e, inevitabilmente, la presenza di ampie comunità extraitaliane farà il resto, anche abbastanza presto.
Si potrebbe pensare a questo punto che le TV digitali locali (o terrestri, ma saranno anche via internet) siano un errore. Non è così. Come con lo sport, un vivaio di TV locali farà nascere grande qualità nelle TV più impegnative e il nostro Paese, grazie a questa grande e fortunata crescita, potrà assurgere a guida non solo della TV digitale interattiva, ma anche delle nuove forme di interattività , cinematografia e democrazia. Va ben sottolineato che interattivo non è un computer ma ciò che fa interagire persone, gruppi, società e organizzazioni come soggetti. Dunque la TV potrà essere come certe TV già dicono: TV partecipativa ovvero TV originata in ufficio, a casa e in strada. Via web-cam, cellulari o sistemi DVB-H o altro; si potrà vivere la collaborazione per una nuova società , per una nuova tecnologia, per una nuova arte, per una nuova partecipazione, per forme di socializzazione più vaste. Non alla TV digitale (terrestre), non sarà una TV da poltrona, ma da interazione. Per nuove poltrone non esistono nè lo spazio nè il pubblico. Per una nuova partecipazione gli attori ci sono.
Note
Questa nota deve molto a persone che stanno contribuendo alla nascita di un consorzio per promuovere esperienza di impiego della TV digitale terrestre nelle sue varie forme e alla sfida posta con il gruppo “Milano capitale della tecnologia”.
Inutile sottolineare che senza il coraggio di chi ha voluto la TV digitale terrestre le opportunità qui indicate non potrebbero esistere.
Un grazie particolare a tutti loro.
L’articolo è la riproduzione integrale di quanto pubblicato sul numero 72/2005 della rivista “Impresa & Stato” della Camera di Commercio di Milano .
Professor Giovanni Degli Antoni
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