Le autorità cinesi: niente virus aviari nei maiali

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Le autorità sanitarie cinesi hanno smentito la notizia, diffusasi venerdì scorso, della scoperta di virus aviari in campioni di maiali. La notizia, che aveva provocato apprensione nelle autorità sanitarie di tutto il mondo, avrebbe rappresentato un salto di specie decisivo del virus dell’influenza dei polli verso l’uomo.

l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che chiederà spiegazioni al governo cinese su questa ridda di notizie contraddittorie.

INFLUENZA AVIARIA
Identificata per la prima volta in Italia più di un secolo fa, l’influenza aviaria è una malattia degli uccelli causata da un virus dell’influenza di tipo A, che può essere a bassa o ad alta patogenicità . Diffusa in tutto il mondo, l’influenza aviaria è in grado di contagiare pressochè tutte le specie di uccelli, anche se con manifestazioni molto diverse, da quelle più leggere fino alle forme altamente patogeniche e contagiose che generano epidemie acute. Se causata da una forma altamente patogenica, la malattia insorge in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100 per cento dei casi.

Un virus instabile
Riserve naturali dei diversi sottotipi di virus dell’influenza aviaria sono le anatre selvatiche, identificate come fonte di contagio per il pollame da allevamento, (polli e tacchini), particolarmente suscettibile alla malattia. Nei paesi asiatici, un ruolo preminente alla diffusione del virus è stato identificato nella vendita di pollame vivo ai mercati. Inoltre, i virus si possono trasmettere da azienda ad azienda tramite i mezzi meccanici, gli attrezzi e strumenti contaminati, le macchine, i mangimi, le gabbie, o perfino gli indumenti degli operatori..

I virus di bassa patogenicità possono, dopo aver circolato anche per brevi periodi in una popolazione di pollame, mutare in virus altamente patogenici. Ad esempio, secondo quanto riportato dall’Oms, nel corso dell’epidemia del 1983-1984 negli Stati Uniti, il virus H5N2 inizialmente causò bassa mortalità ma divenne poi, nei sei mesi successivi, altamente patogenico, con una mortalità vicina al 90 per cento. Per controllare l’epidemia, in quel caso, fu necessario abbattere più di 17 milioni di uccelli, per un costo totale di quasi 65 milioni di dollari. Si conoscono almeno quindici sottotipi di virus influenzali che infettano gli uccelli, anche se tutte le epidemie di influenza altamente patogenica sono state causate da virus di tipo A dei sottotipi H5 e H7. I virus del sottotipo H9 sono solitamente a bassa patogenicità . A seconda del tipo di proteina combinata con il virus (da N1 a N9), il virus acquisisce una denominazione diversa (H5N1, H7N2, etc).

Virus che mutano con facilità
Tutti i virus influenzali di tipo A sono noti per l’instabilità genetica, in quanto sono soggetti a numerose mutazioni durante la replicazione del Dna e sono privi di meccanismi di correzione. Il fenomeno, definito di ’deriva genetica’, genera cambiamenti nella composizione antigenica di questi virus. Una delle attività principali della sorveglianza influenzale è quindi quella dedicata al monitoraggio di questi cambiamenti, condizione di base per la scelta di una appropriata composizione vaccinale.
Inoltre, i virus di tipo A possono andare incontro a riassortimenti del proprio materiale genetico, secondo un processo definito di ’shift genetico’, che fa sì che vengano prodotti nuovi sottotipi virali diversi da quelli parentali, e capaci quindi di indurre la malattia anche in soggetti che siano stati preventivamente vaccinati contro i ceppi parentali. Condizione essenziale perché virus che normalmente sono ospitati da animali diventino patogenici per l’uomo è che nel processo di riassortimento acquisiscano geni provenienti da virus umani, che li rendano quindi facilmente trasmissibili da persona a persona. Dei 15 sottotipi di virus aviari, H5N1 è stato identificato come il più preoccupante, proprio per la sua capacità di mutare rapidamente e di acquisire geni da virus che infettano altre specie animali. Gli uccelli che sopravvivono a H5N1 lo rilasciano per un periodo di almeno 10 giorni. Recentemente, H5N1 ha effettuato una serie di salti di specie, acquisendo la capacità di contagiare anche gatti e topi, trasformandosi quindi in un problema di salute pubblica ben più preoccupante. Nelle epidemie recenti è stata infatti documentata la capacità di questo virus di contagiare direttamente anche gli esseri umani, causando forme acute di influenza che in molti casi hanno portato a morte. La capacità del virus di infettare i maiali è nota da tempo, e quindi la promiscuità di esseri umani, maiali e pollame è notoriamente considerata un fattore di rischio elevato. Tuttavia, le ultime epidemie di influenza aviaria, hanno prodotto evidenze del fatto che gli stessi esseri umani possano direttamente fungere da 'vettore di rimescolamento', cioè da ospite dove avviene il riassortimento genetico del virus, almeno per alcuni dei sottotipi virali.

Prevenzione e controllo
Per controllare la diffusione della malattia ed evitare la cronicizzazione del virus in una certa popolazione avicola, è necessario adottare una serie di misure standard di controllo. I virus altamente patogenici, infatti, sono in grado di sopravvivere anche per lunghi periodi nell’ambiente, soprattutto alle basse temperature, e quindi senza un controllo efficace la malattia può facilmente diffondersi generando un'epidemia.

Per minimizzare i rischi, sono state messe a punto numerose misure di prevenzione e controllo da parte della Fao, dell’Oms e dell’Oie(Organizzazione Mondiale della Sanitá animale), che hanno lavorato congiuntamente per giungere a una serie di raccomandazioni. Considerando dannosa per l’equilibrio degli ecosistemi e la produzione agricola la distruzione indiscriminata degli uccelli selvatici, la Fao richiama invece a una maggiore attenzione sui traffici illeciti di uccelli selvatici e al contempo a migliorare le infrastrutture veterinarie adottando una serie di misure di sicurezza e sorveglianza sugli allevamenti e sugli spostamenti di pollame. In particolare, un sistema di sorveglianza deve essere messo a punto a livello regionale, in stretta collaborazione tra epidemiologi e veterinari, per identificare i primissimi segnali della presenza della malattia in un allevamento. Successivamente, la distruzione del pollame d'allevamento, la disinfezione dei locali, il controllo di tutti i mercati dove possa essere stato venduto inconsapevolmente del pollame infetto, misure di quarantena ed eventualmente campagne di vaccinazione preventiva degli allevamenti vicini possono efficacemente controllare la malattia, riducendone le aree di diffusione e garantendo ampie zone franche. Data la necessità di controllare l’epidemia nei primi quattro mesi dalla comparsa, per evitarne la cronicizzazione in una zona, il sistema deve essere organizzato e operativo, anche per quanto riguarda il flusso informativo e la capacità di monitoraggio e di diagnosi precoce, in tempi di non emergenza. Proprio per questo, Fao/Oms/Oie invitano a nominare un gruppo di coordinamento regionale e una task force di veterinari che metta a punto un piano di azione sia per il monitoraggio costante che per la risposta in caso di emergenza.

I sintomi dell’influenza aviaria tra gli uomini sono febbre, mal di gola, tosse e, in molti dei casi fatali, malattie respiratorie acute secondarie fino a una polmonite virale. I test disponibili per la diagnosi di tutti i ceppi di influenza di animali e umani sono rapidi e affidabili. Alcuni farmaci antivirali, utilizzabili in qualche caso sia per il trattamento che la prevenzione, sono clinicamente efficaci contro i ceppi dell’influenza di tipo A in persone (adulti e bambini) che non soffrono di altre condizioni pregresse.
I dati epidemiologici, raccolti a livello locale, dovrebbero essere comunicati regolarmente e tempestivamente alla rete di laboratori Oms per avviare una pronta risposta da parte sia dei gruppi regionali di coordinamento che delle autorità sanitarie e veterinarie dei diversi paesi.

EPICENTRO / LANCI