La Procura Militare italiana ha finalmente aperto un’inchiesta sui gravissimi delitti compiuti dai goumier del Corpo di spedizione francese in Italia in Ciociaria durante la seconda guerra mondiale; è un importante passo che ridà dignità alla nostra Nazione. Il 14 maggio 1944 le truppe marocchine al commando dei francesi riuscirono a passare tra i monti Aurunci e ad aggirare le linee tedesche nella Valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla linea Adolf Hitler. Le "marocchinate" furono il "premio" concesso dal generale Alphonse Juin alle sue truppe e consisteva in cinquanta ore di "libertà", durante le quali potevano fare quello che volevano; Il risultato furono cinquanta ore di orrore in tutti i paesi tra la Ciociaria e il golfo di Gaeta, con omicidi e violenze sessuali inaudite nei confronti di bambine, bambini, donne e uomini, oltre a numerosi saccheggi. Una delle conseguenze delle violenze sessuali fu il contagio da malattie a trasmissione sessuale, tra cui sifilide e gonorrea. Inoltre numerose donne rimasero incinte e molte abortirono o ammazzarono i bambini appena nati e non pochi furono i casi di suicidio a seguito delle violenze. In genere le donne venivano violentate da due o tre marocchini ma ci furono casi di stupri collettivi da parte di 200 o 300 uomini. Le stime sui casi di stupro variano e vanno da 6000 a 60000. Per la mancanza di un dato certo, oggi tra gli storici, dilettanti o professionisti che siano, ci sono due correnti principali: quella che vorrebbe gonfiare le cifre dei crimini commessi dai militari marocchini e quella di chi vorrebbe il contrario, sostenendo che all’epoca era difficile per un italiano distinguere un marocchino da un indiano, un nepalese o un brasiliano, come da un nero americano e conseguentemente i crimini commessi da questi ultimi venivano genericamente imputati ai marocchini; però questa tesi è sostanzialmente infondata, in quanto le forze di pubblica sicurezza dell’epoca nelle loro indagini sicuramente posero le domande giuste, soprattutto inerenti all’uniforme, per poter almeno risalire alla nazionalità dei criminali e inoltre si deve tenere in considerazione che i vari eserciti degli Alleati operavano in settori del fronte ben distinti. Altri storici "scusano" i goumier per il fatto che questi erano abituati a comportarsi in quel modo anche nei confronti della propria popolazione negli scontri coi ribelli in Marocco, un’altra tesi che non sta in piedi. Quello che però non va perso di vista è il fatto che un generale francese diede il permesso a quelle truppe di abusare una popolazione civile e inerme e il passo della Procura Militare italiana, oltre a poter far giustizia per quanto possibile, porrà l’occasione di mettere in luce quell’ignobile e infame comportamento.
Matteo Cornelius Sullivan
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